Pomeriggi Touring Club, riflessioni sui migranti del passato

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VITERBO – “Cambiano le motivazioni, le speranze, i modi di arrivo, i mezzi di trasporto, le provenienze, ma la storia è sempre quella, cadenzata nei secoli da esodi più o meno affollati da una terra all’altra per sfuggire a persecuzioni, trovare pane e lavoro, conquistare privilegi ed altro.

 

Non siamo dunque solo noi, quelli di oggi, a pagarne gli esiti. Ce ne dà una rassicurante conferma la puntigliosa chiacchierata, reperti e dati alla mano, di Eugenio Susi (attento medievista e cultore di religioni e agiografie) alla prima uscita dei “Pomeriggi Touring” di venerdì scorso a palazzo Brugiotti di Viterbo sul tema, piuttosto intrigante, di “Marginalia”.

 

Resti di rozze sepolture del V-VIII sec. rinvenute dalle nostre parti (Palazzolo, Selva di Malano, S. Eutizio e la stessa Viterbo) ci rimandano a quelle esistenti in nord Africa (Algeria e Mauritania soprattutto), facendoci immaginare fughe di brava gente ma anche di imbroglioni da quei paesi lontani per sottrarsi alle persecuzioni anticattoliche di Genserico e la sua banda di Vandali.

 

Più stimolanti le notizie di approdi selvaggi sulle coste alto laziali di masnade di Saraceni che, a detta di leggende e narrazioni locali, seminavano terrore, specialmente fra le donne. Carosone ci avrebbe riso sopra su con il suo “’O Sarracino”, ma per chi ha vissuto quelle invasioni – pensiamo all’entroterra tra Civitavecchia e Ansedonia – non deve essere stata una passeggiata. Pensate che a Cosa e a Civitavecchia i Saraceni avevano creato agguerriti presìdi per attaccare ai fianchi la città di San Pietro.

 

Meno bellicosi ma più truffaldini sono stati i Corsi – come dimostra Eugenio Susi – che zitti zitti, quatti, quatti si sono impadroniti, a partire dal XV sec., di varie postazioni ecclesiastiche al tempo del ducato di Castro. Addirittura una loro sedicente eminenza avrebbe nominato vescovi e parroci Corsi per scopi facilmente immaginabili. Prossimo appuntamento dei “Pomeriggi Touring” il 26 febbraio. Stavolta con gli Ebrei. Ce ne parlerà Bonafede Mancini”.

 

Vincenzo Ceniti (foto)

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