Qualcuno ha visto gli ultimi dati pubblicati sulle perdite degli acquedotti laziali, tra cui quelli gestiti da Talete? Tra un attimo li ricorderemo, ma intanto, per una volta, lasciamo da parte Talete e occupiamoci di AcquaLatina, ATO5 Lazio sud, il cui socio privato al 49% è ACEA.

Sapete a quanto ammontano le perdite degli acquedotti della provincia di Latina? Sono il 73,8% dell’acqua immessa all’inizio del percorso. Ciò significa che solo il 26,2% dell’acqua immessa viene effettivamente erogata alla cittadinanza. Attenzione, queste cifre che leggete non sono un errore di battitura, sono reali e vengono rese pubbliche dall’ISTAT, l’organo statistico ufficiale italiano. La nostra Talete, invece, perde per strada “solamente” – si fa per dire – il 50,8 dell’acqua immessa.

Ebbene, quando il nostro Comitato “Non ce la beviamo” si batte senza mai demordere contro la privatizzazione di Talete, di fatto lotta contro la cessione del 40% delle sue quote ad ACEA – probabile socio privato subentrante nell’ATO viterbese – la quale a Latina getta letteralmente per terra il 73,8% del prezioso oro blu che ci offre la natura. Un vero crimine ambientale, gestionale e sociale. Capirete dunque che le nostre ragioni contro la privatizzazione non sono pregiudiziali, ma si basano su fatti molto concreti: non vogliamo che la sinecura di un privato, che pensa solo al profitto immediato, metta in pericolo la sostenibilità stessa del nostro approvvigionamento idrico.

Tra meno di un mese si svolgeranno le elezioni regionali. Il tema dell’acqua è uno dei più importanti all’ordine del giorno e in particolare quello del raddoppio dell’acquedotto del Peschiera, un affluente del Velino in provincia di Rieti, destinato principalmente alle necessità idriche dell’area metropolitana di Roma. Il soggetto promotore del progetto è, guarda caso, quella stessa ACEA che a Latina spreca il 73,8% dell’acqua, a Roma il 41,4%, e che è a processo per disastro ambientale ai danni del lago di Bracciano.

Viene spontaneo chiedersi se prima di investire ingenti somme del PNRR in una singola opera che dimezza il flusso del Velino alle porte di Rieti e continua allegramente a sottrarre preziose risorse naturali non rinnovabili, non sia preferibile ottimizzare il piano regolatore generale degli acquedotti regionali per evitare il perdurante spreco del 50% dell’acqua immessa, incentivando allo stesso tempo tutte le forme possibili di recupero e riutilizzazione dell’acqua piovana a fini agricoli e industriali.

Insieme all’attuazione della legge 5/2014 – finalizzata all’istituzione dei nuovi ambiti territoriali regionali, disegnati sulla base dei relativi bacini idrografici – il Comitato “Non ce la beviamo” chiede ai candidati presidenti e consiglieri della Regione Lazio l’impegno formale a un profondo ripensamento del progetto di raddoppio del Peschiera, da ridefinire alla luce di una nuova pianificazione generale dell’insieme delle risorse idriche regionali.

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