«La memoria è davvero corta, soprattutto quando si vuole. La verità  – scrive Bengasi Battisti – sul Teatro Fescennino di Corchiano il Vicesindaco dovrebbe conoscerla molto bene in quanto assessore ai lavori pubblici nel periodo della sua realizzazione.

La dettagliata relazione dei progettisti e, in particolare, del direttore dei lavori, datata 3 luglio 2017 e inviata all’amministrazione comunale, chiarisce oltremodo la situazione.

Gli architetti innanzitutto ricordano che il progetto ha partecipato al bando di finanziamento, promosso dalla Regione Lazio ai sensi della legge 38/1999, “Per il recupero dei centri storici del Lazio”, nell’anno 2008.

Successivamente, il progetto ha superato la selezione preliminare avendo l’amministrazione regionale verificato che l’immobile, interessato dal progetto di recupero (ex macello), non presentava elementi ostativi alla realizzazione di quanto proposto e che il progetto era accompagnato dalla presentazione di tutti i titoli autorizzativi richiesti.

Il progetto di recupero, che secondo quanto stabilito dal bando di gara doveva essere presentato nella versione cantierabile, dopo la necessaria validazione e approvazione dell’amministrazione comunale, è stato inviato alla Regione.

E così, al termine della selezione, il progetto si è classificato al primo posto della graduatoria dei 19 progetti ammessi al finanziamento nella provincia di Viterbo.

Questa – conclude Bengasi Battisti – è la vera storia della Casa delle culture, un luogo recuperato e strappato all’oblio, definito da subito, come spesso avviene, sia per comodità sia per consenso quasi unanime, come il piccolo grande teatro della comunità, Sì, è proprio il caso di dire “c’era una volta il Teatro Fescennino”».

 

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