Brutte notizie dall’Europa. La Corte di Giustizia Eu boccia definitivamente la proroga della concessione dei lavori per l’autostrada Civitavecchia-Livorno confermando l’inadempienza dell’Italia

La Commissione ritiene che la proroga al 31 dicembre 2046 della concessione di lavori relativa all’autostrada A 12 Civitavecchia-Livorno costituisce la modifica di un termine essenziale di tale concessione; trattandosi di una modifica sostanziale della concessione, la proroga equivale alla conclusione di una nuova concessione di lavori e, come tale, essa doveva essere oggetto di pubblicità mediante pubblicazione di un bando di gara. Poiché, invece, nessuna pubblicazione ha avuto luogo, la Commissione ha promosso contro l’Italia la presente azione di inadempimento. Secondo la Commissione, la Corte di giustizia dovrebbe accertare in questa sede che l’Italia è venuta meno agli obblighi che le incombevano in base alla direttiva 2004/18/CE, relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi.

Al momento, nessuna sanzione contro l’Italia viene (o può essere) richiesta. Tuttavia, appare opportuno evidenziare che, quando la Corte riconosce che uno Stato membro ha mancato ad uno degli obblighi ad esso incombenti in virtù del diritto dell’Unione, tale Stato è tenuto a prendere i provvedimenti che l’esecuzione della sentenza della Corte comporta.

La Commissione, qualora ritenga che uno Stato membro persista nell’inadempimento, cioè non abbia adottato tutte le misure necessarie ad eseguire una sentenza della Corte, può fissare un termine per l’esecuzione. Allo scadere di tale termine, la Commissione può adire nuovamente la Corte ove uno Stato si trovi ancora in una situazione di «inadempimento nell’inadempimento», ossia quando, dopo essere stato oggetto di una prima sentenza di inadempimento, persista nella violazione delle norme del diritto dell’Unione e si trovi ancora in una situazione di inadempimento.

Solo a questo punto, la Commissione può proporre alla Corte di condannare lo Stato «doppiamente» inadempiente a sanzioni pecuniarie, cioè a una penalità e/o a una somma forfettaria.

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