Parlando di criptovalute non si può non pensare al mining, attività per chi non lo sapesse che consiste nel mettere a disposizione la potenza di calcolo dei propri calcolatori verso la blockchain, e dunque darle quello che le permette di non essere corruttibile e di mantenere la propria genuinità assoluta, con dati che non possono essere cambiati una volta scritti senza problematiche di sorta e in un processo continuo di autenticazione di transazione in diverse parti del mondo allo stesso tempo e riuscendo in questo modo a fare in modo che tutto sia autentico e che nessuno possa buttare giù il sistema. Qui facciamo un esempio con prezzo di IOTA.

I vari nodi del sistema infatti sono distribuiti in tutto il mondo in punti diversi, e avendo il giusto hardware chiunque può procedere a farne parte ottenendo poi una retribuzione dal sistema chiaramente in criptovalute, e si tratta di un modo per tenere chiaramente i miner all’interno e non spingerli a spegnere le loro macchine, perché questa hanno bisogno anche di tanta elettricità per funzionare e chiaramente questa elettricità deve essere pagata. Tutto come è stato progettato ha anche molto senso, e in Italia attualmente non ci sono tantissimi che praticano questa attività proprio per il problema relativo all’energia. Chi invece ha i pannelli solari e produce tanta elettricità si è già lanciato e anche in modo convinto sostenendo investimenti anche consistenti in hardware dedicato.

Difatti non basta un semplice computer, o meglio non basta più, perché una volta era possibile minare anche con un singolo processore nemmeno troppo potente. Ora c’è bisogno di un buon livello di potenza e dispositivi dedicati, i cosìddetti bitminer o antminer che una volta collegati alla corrente e settati rimangono in funziona 24 ore su 24 a elaborare transazioni e di fatto estraggono valore, perché quando si fa una transazione in bitcoin o iota che sia si paga una piccola commissione che passa poi ai miner che svolgono di fatto il lavoro.

Molti si potrebbero chiedere giustamente però quale sia la quantità perché parlando di bitcoin e IOTA  chiaramente parliamo di token molto diversi e dal valore davvero diverso in modo netto. Ovviamente in base alla quantità trasferita si paga una fee e questa può corrispondere anche a più token nel caso di IOTA, dunque ad un controvalore ottimo, dato che il prezzo di IOTA si aggira attorno ai 0.50 $, mentre il Bitcoin ad oggi è sopra i 6300 $.

Le possibilità disponibili attualmente, come nel caso di Firenze con un gruppo di investitori che ha deciso di entrare in maniera netta su questo mercato e attività, è veramente ampio, e ci vuole competenza tecnica e un pizzico di studio, non occorre essere laureati o altro, pertanto chiunque se magari ha qualcosa da investire potrebbe impiegare un po’ del proprio tempo a capire di cosa si tratta e perché no diventare un miner.

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