Apertura giornaliera dall’8 fino a domenica 11 dicembre dalle ore 10,30 fino al tramonto

L’area archeologica dell’antica città di Ferento (a 7 km di Viterbo – strada Teverina), resterà aperta  tutta la giornata (ore 10,30 al tramonto) durante l’intero “ponte” dell’Immacolata dall’8 fino a domenica 11 dicembre. Ad accogliere i visitatori, come ormai avviene da sette anni e mezzo, saranno i volontari  dell’associazione culturale Archeotuscia di Viterbo in collaborazione con e la Soprintendenza archeologica – Ministero per i Beni culturali.  Grazie al costante impegno dei volontari di Archeotuscia è possibile visitare i resti dell’antica città. I quattro pannelli illustrativi, con note in italiano ed inglese, fatti apporre  dall’associazione Archeotuscia con il supporto della Fondazione Carivit accanto ai luoghi più significativi dell’area archeologica consentono ai visitatori di conoscere nei dettagli l’origine e la storia dei singoli monumenti. Oltre al famoso teatro romano è possibile visitare le terme, il decumano (che coincideva con l’antica strada Ferientensis) e le taberne, la domus (dimora romana composta da 21 stanze) e i resti delle cisterne diove confluiva l’acqua proveniente dalla sorgente “Piscin di Polvere” a nord di Viterbo e distante circa 3 chilometri e mezzo dall’antica città.

La storia di Ferento affonda le radici all’epoca etrusca. Nel IV secolo a. C. cominciò la “romanizzazione” che la trasformanoro in una città con pregevoli monumeti tanto da essere definita “civitas splendidissima” e da attrarre numerosi persionagg importanti, tra i quali il futuro imperatore Vespasiano, che qui conobbe Flavia Domitilla, se ne innamorò, la sposò e da lei ebbe i figli Tito e Domiziano, anch’essi futiu imperatori..

Nel 740 vi giunse il re dei Longobardi, Liutprando, che poi si trasferì in Valnerina, colonizzò i territori disabitati circondati da malsane paludi, fondando il nuovo paese che venne chiamato Ferentillo (dal latino “Ferentum illi” ovvero “quelli di Ferento”) in ricordo della gente che abbandonata la patria lo aveva seguito..

Nel 1172, i viterbesi, dopo una serie di scontri e dopo aver subito un saccheggio da parte dei ferentani, la espugnarono e distrussero.  Oggi, dei trenta ettari sui quali si estendeva l’antica città di Ferento, è possibile visitare, una parziale, ma significativa area. Ferento ha anche  dato i natali agli antenati dell’imperatore Marco Salvio Otone, marito delle più nota Poppea,  che gestì il potere per pochi mesi nel 69 d.C., l’anno detto “dei quattro imperatori” dopo la morte di Nerone e l’uccisione di Galba durante una congiura . Otone, scontratosi in battaglia nei pressi di Brescello (Reggio Emilia) con Vitellio, dopo la sconfitta decise di suicidarsi.

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