In questi giorni il tema quotidiano del mondo agricolo parla di un solo argomento: olio con i principali temi di tutto l’indotto che gira intorno ad esso, come un mese fa si parlava di uva e del suo indotto.

In primis si parla del prodotto oliva che, quest’anno, in molte zone dell’Alto Lazio, non n’è stato così copioso come in altri anni ormai alle spalle, pur tenendo conto di un fenomeno strano, se pur naturale.

Gli uliveti, in genere, non tutti gli anni danno lo stesso quantitativo di olive, in genere, fanno la grande produzione ad anni alterni tenendo comunque conto delle condizioni atmosferiche e degli andamenti climatici che hanno la loro, più o meno positiva incidenza, sulle piante e quindi sul loro prodotto.

Subito dopo è oggetto dei dialoghi di come si estrae l’olio e con quali mezzi, quindi il discorso ricade sulla tecnologia della quale dispongono i vari molini. L’oleificio Bracoloni di Montefiascone, in questo contesto, fa la parte del leone e si pone nei primi posti per l’alta tecnologia con la quale lavora. Un molino modulare di ultima generazione, completamente computerizzato gestito da un speciale software che consente il rilevamento in tempo reale di come avviene il processo di estrazione dell’olio indicando temperatura ambientale,  temperatura dei moduli, pressione della pasta che si va mescolando dopo la frantumazione delle olive fatta in macine di pietra, i tempi di maturazione della medesima, le percentuali acquose ed oleose che compongono la pasta, tutti elementi che poi, prima, vengono inviati alla speciale macchina alla quale arriva la pasta per la separazione dell’olio dall’acqua, poi, al filtro che toglie le ultime impurità della pasta ancora rimaste nell’olio.

La grande particolarità di questo molino sta nel fatto che i moduli lavorano la pasta in contemporanea pur essendo prodotta dalle macine di olive di proprietari diversi.

Infine il costo, arcano e discusso problema, sul quale difficilmente si trova un accordo tra olivicoltori, molitori, e grandi compagnie nazionali e internazionali del grande commercio. La categoria più penalizzata sembra essere, come accade quasi in ogni settore dell’agricoltura, quella dei coltivatori produttori, i quali lamentano un mercato che premia gli attori della distribuzione.

In molti si domandano, come mai è possibile trovare, nei supermercati l’olio extravergine d’oliva ad un prezzo molto inferiore di quanto lo vende il singolo molino. Se nel molino un chilo d’olio costa circa nove euro, com’è possibile trovarlo in bottiglia, magari con l’etichetta dello stesso molino nel quale il contadino ha portato le proprie olive, a quattro euro o anche di meno? C’é qualcosa che non quadra, e qui si apre l’eterno contenzioso sulla qualità dell’olio, le sue caratteristiche organolettiche, sulle regole della sua commercializzazione in Italia e via dicendo, senza dimenticare quanto sta accadendo all’interno della Comunità Europea con la questione delle etichette sulle confezioni, con la gradazione dei colori, sulle quali, l’olio extravergine d’oliva figura addirittura tra gli alimenti da evitare, per lo meno, da ridurne al minimo il consumo.

Temi, comunque, questi, grandi e complessi e le competenti autorità dovrebbero fare la dovuta ed oggettiva chiarezza.

Pietro Brigliozzi