VITERBO – Pneumatici fuori uso, anche nella Tuscia scoppia il problema della raccolta.
Una preoccupazione non di poco conto per la CNA, ma soprattutto per gli stessi gommisti, considerato che in certi casi si arriva ad accumulare centinaia e centinaia di pezzi, prima che qualcuno passi a ritirarli. Con tutte le conseguenze che ne derivano.

Funziona così: alla prima immissione degli pneumatici, sul costo di vendita viene applicato il cosiddetto contributo ambientale (quindi a pagare sono i cittadini), che viene trasferito ai sistemi collettivi costituiti dai produttori, i quali devono garantire la raccolta delle gomme giunte a fine vita, in base ai quantitativi di immesso nel mercato che rappresentano. In questo percorso, il meccanismo, però, si inceppa. Si verificano, infatti, una serie di inefficienze, come gli scarsi controlli. Capita che i consorzi il cui compito è la raccolta degli pneumatici a volte, se non spesso, interrompano il servizio, lamentando un quantitativo sul mercato superiore all’immesso al consumo. E così magazzini e piazzali delle imprese vengono invasi da gomme fuori uso.

“Nella Tuscia – dice Luigia Melaragni, segretaria della CNA di Viterbo e Civitavecchia – esistono ancora realtà in cui questo disagio non si verifica. Al contrario, però, ci sono imprese che arrivano ad accumulare fino a mille pezzi, altre qualche centinaio, prima che i consorzi deputati passino per il ritiro”. Alcuni dei consorzi rispondono addirittura di non essere nelle condizioni di provvedere, altri si presentano ma lo fanno solo in parte. “C’è anche qualche azienda che ha dovuto dimostrare di aver fatto richiesta di ritiro per non incorrere in sanzioni. Siamo alle prese con un problema ambientale, organizzativo ed economico per chi lavora nel settore, dunque, ma sono evidenti – osserva – le ripercussioni negative anche sulla comunità”.

Antonio Pasquini, presidente di CNA Autoriparazione di Viterbo e Civitavecchia, ha parlato, in questi giorni, con diversi imprenditori associati. “E’ da più di un anno che si rilevano criticità, ma negli ultimi tempi si è creata una situazione che molte aziende non riescono più a sostenere. Cinque mesi fa, in un incontro presso il Ministero dell’Ambiente, la nostra Associazione nazionale chiese un intervento urgente per correggere una gestione degli pneumatici fuori uso che evidentemente non funziona. E’ ancora tutto fermo. Una inerzia ingiustificabile”.

“Siamo tornati alla carica, riproponendo il nostro pacchetto di proposte. Ci auguriamo – sottolinea Pasquini – che ci si renda conto del caos che la categoria sta vivendo e che si affronti immediatamente l’emergenza, attuando le azioni necessarie a far sì che gli pneumatici fuori uso vengano rapidamente raccolti dai consorzi di riferimento”.

Una delle principali misure indicate dalla CNA è il rafforzamento dei controlli sui dati e sulle informazioni che i produttori e i sistemi collettivi sono tenuti a fornire rispetto al proprio immesso al consumo. Riguardo alle modifiche normative in materia proposte dal Ministero, l’Associazione è preoccupata che non siano sufficienti i quantitativi previsti di raccolta extra-target che i sistemi collettivi saranno tenuti a garantire per evitare il ripetersi dell’attuale disagio e chiede dunque che questo delicato aspetto venga monitorato con attenzione e possano essere eventualmente introdotte modifiche. La CNA rileva, inoltre, l’esigenza che sia garantito un luogo di confronto in cui tutti i soggetti della filiera possano condividere ipotesi e soluzioni. A tal fine, al tavolo permanente di consultazione l’artigianato dovrà essere rappresentato almeno da due componenti.

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