La UST Cisl di Viterbo, analizzando i dati forniti dalla camera di commercio relativi alla situazione economica del 2018 della nostra provincia, non può che confermare i suoi timori per il prossimo futuro.

«Seppure il commercio mondiale segna una crescita del 3.8 %, l’Italia non riesce a raggiungere i livelli pre crisi, a differenza di molti Paesi Europei che continuano, invece, a distanziarci. Viterbo è in linea con il dato nazionale ma più vicina alle realtà del sud Italia che del settentrione. A dire il vero, il valore aggiunto della nostra provincia è stato rispetto al 2017 del 1.5% superiore ma se confrontato con i dati regionali e nazionali non è altrettanto positivo. Questo dato, fra l’altro, è fortemente dipendente dal commercio e dai servizi (quasi per l’80 %); discreti i valori dell’agricoltura; molto sottodimensionato il settore manifatturiero.

La provincia di Viterbo, inoltre, – scrive Fortunato Mannino – non ha potuto contare sulla domanda estera: la flessione è costante e consistente; l’export viterbese cresce verso gli Usa, la Francia e la Spagna ma crolla verso la Germania e la Cina. Del resto il settore alimentare che ha trainato l’export viterbese negli ultimi anni è quello che ha subito un forte ridimensionamento. Viceversa il comparto ceramico e l’industria tessile danno segnali positivi.

Si evidenzia, fortunatamente, una crescita delle imprese, anche superiore rispetto al dato italiano: nuove realtà legate principalmente all’accoglienza e alla ristorazione, ai servizi di informazione e comunicazione e alle attività immobiliari (in calo i settori tradizionali). Ricordiamo che negli ultimi 10 anni il numero delle imprese si è ridotto del 10 % ma negli ultimi due si registra un’inversione di tendenza.

Il turismo, quindi, che la Cisl ha sempre considerato il volano della nostra economia in una situazione di crisi economica nazionale e internazionale, sembra aver ingranato marcia: da potenzialità sta trasformandosi in realtà. Nel 2018 gli arrivi (+8.7%) e le presenze (+26.5%!) sono in continua crescita e questo nonostante le criticità che abbiamo più volte evidenziato: infrastrutture insufficienti, termalismo non sfruttato a dovere, incapacità di fare squadra fra le diverse realtà territoriali.

Per quanto riguarda il mercato del lavoro notiamo risultati contrastanti: sono diminuiti gli occupati (-1.3%) e al tempo stesso i disoccupati (-11.1%); il tasso di disoccupazione si attesta all’11.8% che rimane comunque superiore al dato nazionale. Preoccupante il dato relativo ai NEET che, anche qui, sono in aumento.

Per aiutare a superare le criticità sopra evidenziate la Cisl di Viterbo propone di aprire tavoli di confronto mirati alle politiche attive del lavoro.

Per non perdere le opportunità di rilancio che si potranno cogliere, la Cisl di Viterbo, attraverso le proprie strutture territoriali e regionali, unitamente alle altre sigle sindacali, ha chiesto che possa aprirsi un tavolo di confronto con la Regione Lazio per meglio spiegare la nostra situazione.

Se il nostro territorio venisse inserito fra le aree di crisi complessa, battaglia che la Cisl porta avanti da tempo, avrebbe la possibilità di risollevarsi accedendo ad una serie di benefici, investimenti e ammortizzatori sociali che mai, come oggi, sono stati messi a disposizione dalle Istituzioni regionali e nazionali.

Per raggiungere questo importante risultato, la Cisl confida anche nell’impegno dei parlamentari eletti nel nostro territorio».

 

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