In occasione della Festa della Mamma parliamo dell’esperienza psicologica del diventare Mamma. Dire che la “dolce attesa” sia un’esperienza estremamente profonda ed importante nella vita di una donna è abbastanza scontato, ma proprio per questo essa viene vissuta in maniera diversa, non solo da donne diverse, ma dalla stessa donna in gravidanze diverse, in base alle esperienze di vita, in base all’età, in base all’attuale quotidianità, in base alla personalità, in base alle energie per affrontare una nuova fase di vita e i cambiamenti annessi.

I cambiamenti che caratterizzano questa fase delicata della vita sono molteplici. Innanzitutto, il primo cambiamento è quello fisico. Giorno dopo giorno, mese dopo mese, la donna si ritrova a doversi confrontare con diverse immagini di sé, a vedersi allo specchio cambiare, a vedere e sentire il suo pancione crescere, a riadattarsi in abiti più comodi, ad imparare nuove strategie e diversi trucchetti per continuare la propria quotidianità, ma anche a stravolgerla, con e per un fisico più vulnerabile, ad accettare il nuovo peso, dovrà abituarsi a condividere il proprio corpo. A questo si aggiunge il cambiamento psichico, emotivo, cognitivo, comportamentale.

Durante la gravidanza si può percepire un modo insolito di pensare, sentire o comportarci, dovuti ad un riadattamento circa un nuovo ruolo, quello genitoriale. Si può essere invase da preoccupazioni, da pensieri mai avuti in precedenza, ossessivi e/o negativi, da sensi di colpa, da confusione, da stanchezza, da un umore altalenante, da sensazioni di tristezza o di ansia, da pianti, da agitazione o nervosismo, dalla paura di perdere il controllo, dal timore di non essere all’altezza, dai “chissà come sarà o non sarà”.

Proprio per la complessità di questo passaggio evolutivo, la donna può sperimentare reazioni emotive e psicologiche contrastanti, sia positive che negative. E’ del tutto normale che si possano provare questi sentimenti di ambivalenza, sia perché i cambiamenti ormonali hanno una grande influenza sull’umore, sia perché vi possono essere fattori di stress o situazioni di vita personali che possono favorire una maggiore vulnerabilità psicologica. Si deve però prestare attenzione se ciò che si può provare può evolversi in veri e propri disturbi psicologici, come ad esempio disturbi dell’umore, quali la depressione, disturbi legati all’ansia o all’adattamento. Uno dei maggiori fattori di rischio per l’insorgenza di tali problemi durante la gravidanza è aver già sofferto di questo disturbi.

Altri fattori di rischio significativi includono problemi personali, problemi a livello relazionale, eventi di vita stressanti, mancanza di risorse sociali ed economiche, complicazioni legate alla gravidanza oppure una gravidanza non pianificata. Una condizione psichica non ottimale non curata durante la gravidanza può essere dannosa sia per la mamma che per il bambino.

E’ importante poter esprimere le proprie preoccupazioni. Infine non possiamo non tenere presente anche il cambiamento contestuale. Dai diversi studi in ambito psicologico emerge come la gravidanza sia definita come un periodo critico nel quale avviene per prima cosa una nuova costruzione di identità, un passaggio cruciale nella vita della donna, che passa da un ruolo di figlia e donna ad un ruolo di madre e questo implica un’importante svolta e un riadattamento a nuovi compiti e responsabilità.

La gravidanza comporta anche una ridefinizione del rapporto familiare, in quanto sia a livello reale che immaginario, è necessario includere il terzo e questo tende a turbare l’equilibrio familiare. Le abitudini vengono rimesse in ballo, gli spazi vengono ristrutturati, alcuni muri abbattuti altri tirati su, i pensieri e i sentimenti moltiplicati. Con il parto avviene un’ulteriore trasformazione. Dopo il parto è necessario rinunciare allo stato di gravidanza e separarsi dal bambino interno.

Al termine della gravidanza, la neo-mamma in questa fase va incontro ad una serie di cambiamenti sia fisici che psicologici. Dal punto di vista emotivo, una fenomeno molto frequente è quello della “Baby Blues”, uno stato emotivo che avviene nel 70 – 80% delle neo-mamme, caratterizzato da stati emotivi quali ansia, irritabilità, cambiamenti di umore, stress, stanchezza, sensibilità, sensazioni di inadeguatezza verso il bambino e sentimenti contrastanti verso il neonato, momenti di pianto; non costituisce un vero e proprio disturbo in quanto si può manifestare qualche giorno dopo il parto e può durare al massimo dieci o quindici giorni dopo la nascita.

La causa della Baby Blues è da imputare ad un proprio riequilibrio. Nella maggior parte dei casi è un fenomeno transitorio. Un altro fenomeno invece più serio è la Depressione Post-Partum, un vero e proprio disturbo depressivo che si manifesta nel 10 – 15% delle madri, che può manifestarsi dopo circa un mese dal parto ma i sintomi possono protrarsi avanti all’incirca fino a sei mesi.

Molti studi su questo fenomeno attribuiscono l’insorgere della depressione post-partum a vari fattori psicosociali già presenti nella vita della donna prima e durante la gravidanza. Il supporto psicologico e la psicoterapia offrono uno spazio, accogliente e protetto, per attraversare situazioni di difficoltà connesse all’esperienza della gravidanza, della nascita, del diventare genitore.

La consulenza psicologica durante la gravidanza svolge la funzione di accompagnare la futura mamma nel percorso di una elaborazione ed accettazione del proprio cambiamento psico-fisico, nonché nell’accoglimento di una nuova vita.

Dott.ssa Claudia Florea Psicologa Psicoterapeuta Viterbo e Online

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