Poichè sono trascorsi più di sei mesi dall’ultima dose del vaccino anti Covid che ho fatto ad aprile, mi è arrivato con una efficienza confortante un messaggio sul cellulare, che mi invitava a prenotare la terza dose.

Poiché penso, al netto delle polemiche, dei dubbi, delle proteste NO VAX, NO PASS, NO E BASTA, che i rischi di una vaccinazione, imperfetta come ogni assunzione di farmaci, siano infinitamente inferiori di quelli di un contagio, mi sono apprestato alla bisogna.

Ho sistemato lo SPID di cui avevo al solito dimenticato le pass words e sono entrato nel sito dedicato della Regione Lazio, aprendo lo spazio vaccini dedicato alle prenotazioni per la terza dose Pfifer.

Ad un certo punto sparisce la denominazione “terza dose” ed appare quella di BOOSTER; semplicemente un termine inglese di cui ignoro il significato.

Temendo di aver confuso la procedura, ricomincio ma sempre lì vado a finire: BOOSTER.

Per fortuna il dizionario sul cellulare è consultabile in un attimo, così apprendo che esso significa, nell’ordine: amplificatore di voltaggio, dose di mantenimento, iniezione di richiamo, ed anche fan o sostenitore.

Siccome almeno due lemmi soddisfano le mie esigenze, tranquillizzato, proseguo nella procedura ed effettuo la prenotazione senza ulteriori patemi.

Ma porca miseria, possibile che dobbiamo distinguerci per provincialismo esasperato anche nel caso di un’operazione seria e delicata come questa che attiene alla vaccinazione?

Oppure qualcuno è convinto che se una perifrasi o un vocabolo sono detti in inglese, acquistano più valore o importanza, come per chi li pronuncia?

E’ come ai tempi del latino chiesastico e dottrinale, che la lingua diveniva un mezzo per distinguere certe èlites, ma anche come componente dell’esercizio di un potere che doveva, per perpetuarsi, essere misterioso, misconosciuto, fascinoso ma oscuro.

Tempo fa Luca Ricolfi ha enumerato dagli anni ’80 ad oggi ben 5 tipi di linguaggio “politicamente corretto”, (ve ne risparmio i pur interessanti contenuti) attribuendone i guasti nella comunicazione contemporanea soprattutto agli americani.

Infatti abbiamo visti gli effetti a Capitol Hill di quella spaccatura verticale che ha prodotto la contrapposizione populista per cui i poveri, gli emarginati, gli ignoranti, si affidano ad un miliadario ed i benpensanti, benestanti, benviventi, scivolano verso posizioni estremiste e discriminatorie acuendo quel distacco e quella contrapposizione tra le due Americhe.

L’opinione pubblica, come base di esercizio critico ed essenza della democrazia pensante, nasce nei caffè europei del primo settecento; oggi sta acquistando sempre di più peso, specialmente tra i giovani, lo “spazio pubblico” dei social media: i meme, cioè ciò che si propaga su internet in modo ”virale”, le balle dette fake news, che più sono grosse, più sono credute, su Tik Tok, fb, instagram, twitter, messenger, whatsapp ecc.

L’ineffabile Mark Zuckemberg ci sta preparando un quasi universo in cui ciascuno di noi realizzerà se stesso, o forse vi ci lascerà le penne! Altro che BOOSTER!

Francesco Chicchiurlotto