Dopo la Roma imperiale con i suoi fasti irripetibili; quella pontificia che ha segnato indelebilmente la sua forma; quella del ventennio fascista che doveva essere la  “Terza Roma” del nuovo millennio, c’è oggi anche la possibilità di una quarta caratterizzazione di Roma, quella della modernità europea, dell’armonia istituzionale, dell’efficienza civica.

Possibile? Diciamo probabile se alziamo lo sguardo sia dal Colosseo che da Tor Bella Monaca e andiamo a guardare alle città Capitali degli stati europei, e per una volta lo facciamo con la voglia di imparare e magari anche copiare.

Cominciamo dal più piccolo dei 378 Comuni del Lazio in termini di popolazione, che è Marcetelli nel Reatino con 85 abitanti; ed il più grande che è Roma, con 2.874.605:, cosa li unisce? Che la stragrande maggioranza delle norme che essi debbono applicare per il loro funzionamento, dai servizi all’urbanistica, dalle scuole alle strade ecc., sono identiche!

Nel panorama europeo questa è una anomalia incomprensibile; eppure fatti salvi i vani tentativi all’inizio del 2000 con la riforma costituzionale sul Titolo V della Costituzione, e in occasione dell’approvazione dello Statuto della Regione Lazio, di cambiare lo status giuridico istituzionale di Roma Capitale, non se n’ è più parlato.

Si sono succedute campagne elettorali del tipo dell’ attuale in cui i temi e le discussioni si incentrano sulle buche, sui rifiuti, sui trasporti …, temi, per carità, sicuramente importanti per il livello di degrado della città che appare inarrestabile, ma sicuramente non attinenti alle cause di esso, ne alle nuove prospettive future di una moderna capitale europea.

In Italia non c’è niente di peggio della precarietà di una situazione che tende a storicizzarsi, consolidarsi, istituzionalizzarsi; infatti dopo il fallimento di quella stagione di riforme nessun candidato a Sindaco di Roma ha osato riproporre l’argomento, o figuriamoci, a farne la missione cardine di un programma elettorale.

Certamente i livelli istituzionali da affrontare sono tanti: statali, regionali, comunali, sperando che qualcuno non si metta in testa di rimettere il dentifricio nel tubetto, tentando, magari per cattiva coscienza di ex renziani, di ripristinare i poteri delle Province.

La Quarta Roma ha necessità di potestà normativa piena ed autonomia fiscale vera; Città Regione come Bruxelles con i suoi 19 Comuni, che per essa sarebbero gli attuali 15 Municipi; a Costituzione costante si può fare attraverso una totale devoluzione di poteri da parte della Regione Lazio, ma anche di una coordinata attribuzione di poteri e risorse da parte dello stato su Roma Capitale.

Anni fa si agitò come spauracchio il modello regionale a “ciambella”, cioè la Regione Lazio con al centro un buco costituito da Roma Capitale; timore superato guardando ad esempio all’esperienza del Trentino Alto Adige, di fatto costituita da due cripto Regioni come le Province Autonome di Trento e Bolzano, che nel Lazio potrebbero funzionare con regole convenzionali di consultazione e codecisione su alcune cruciali materie.

L’attuale campagna elettorale su Roma potrebbe avere una impennata d’interesse a livello nazionale ed internazionale, con liste d’appoggio ispirate a questo tema al più alto livello, se non altro per fare in modo che le notizie eclatanti sulla Capitale non riguardino solo gli ennesimi fuochi di bus e cassonetti o il suo zoo a cielo aperto di fauna metropolitana.

Francesco Chiucchiurlotto