«È la resa dei conti, ma qualcosa non torna e famiglie disagiate rischiano di finire in mezzo alla strada, nonostante la richiesta di un piano di rientro ed un Isee inferiore ai 6.000,00 euro.

Più volte contattato, nella speranza che un mio intercedere potesse porre fine ad uno sfratto imminente, ho vissuto, e continuo quotidianamente a vivere, le insormontabili difficoltà di famiglie disagiate “certificate”, tormentate da una spada di Damocle snervante: il rilascio forzoso dell’abitazione dove dimorano, spesso con i propri figli.

A seguito delle numerose richieste di aiuto, dopo un’attenta valutazione dei fatti, sono stato costretto ad inviare una lettera al Sindaco, e agli uffici competenti, per chiedere la sospensione di alcuni sfratti per morosità, e domandare spiegazioni riguardo la differente gestione degli immobili di proprietà comunale.

Chiaramente – comunica Quinto Mazzoni, Consigliere comunale PD – mi sono sentito di suggerire una verifica capillare, caso per caso, perché io, per primo, ritengo che “CONTRO CHI NON VUOLE PAGARE DEVONO ESSERE INTRAPRESE  TUTTE LE  INIZIATIVE PER AVERE IL DOVUTO,  UTILIZZANDO ANCHE E SOPRATTUTTO LO STRUMENTO DELLO SFRATTO, QUALORA NE RISULTI NECESSARIO, MA, CHI NON PUÒ PAGARE, DEVE ESSERE ASSOLUTAMENTE ED INEVITABILMENTE AIUTATO! “.

Non è possibile, in una comunità così contenuta, quale è la nostra, non trovare altre soluzioni ed alternative possibili, prima di arrivare alla “inevitabile richiesta di sfratto”.

D’altronde, tanta regolarità, e necessità di azioni simili, non l’ho  notata nei confronti della Società che gestisce attualmente Villa Ilvana, che, al momento di accesso agli atti, ho riscontrato, avere un debito  economico notevole, nell’ usufruire della struttura, nonostante restava,  da tempo, morosa per centinaia di migliaia di euro, ai danni dell’Ente e, contro la quale, non si era  intrapreso, fino a quel momento, alcun provvedimento forzoso, e  tanto meno, nessun atto volto a richiedere il dovuto.

Poteri elencare tutte le numerose situazioni in cui l’ente non è intervenuto, e che sarà mia cura verificare e denunciare pubblicamente.

Auspicandomi, che gli uffici dei Servizi sociali riescano a comunicare con l’ufficio Patrimonio, nella inconsapevolezza di come si possa restare sereni di fronte a decisioni così drastiche, in considerazione del fatto che molte abitazioni risultano intestate a chi ormai è deceduto, nonché a coniugi separati, che non risiedono più nei complessi “case Enel” e “case ex Enel”, così come gli stessi tributi dovuti all’Ente, quali la fornitura idrica e la TARI, ritengo opportuna ed urgente una revisione completa degli inquilini reali di tali abitazioni, volta a regolarizzare i contratti e le volture, così da avere un quadro chiaro, aggiornato e regolarizzare chi vive di diritto in quegli immobili.

Inutile, invece, ribadire la necessità di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, in quei complessi abitativi, per garantire un soggiorno decente, a chi, per necessità, abbisogna di dimorare presso le case Enel ed ex Enel.

Siamo una piccola comunità dove è abbastanza facile comprendere chi fa il furbo e chi non ce la fa a pagare e prima di infliggere un’umiliazione così grande, quale quella dell’uscita forzosa dalla propria abitazione, e il grande disagio di non sapere dove andare, basterebbe pensare ed agire nel bene di chi non ce la sta facendo».