Riccardo Valentini

REGIONE – “Promuovere e riconoscere i biodistretti al fine di diffondere la cultura del biologico e stabilire un modello di sviluppo sostenibile. È questo l’obiettivo dell’emendamento alla proposta di Legge regionale sulla filiera corta presentato questa mattina”. A renderlo noto sono i consiglieri regionali del Partito Democratico, Riccardo Valentini (foto) ed Enrico Panunzi.

 

I biodistretti sono sistemi territoriali a vocazione agricola nei quali risulti significativa la coltivazione, l’allevamento, la trasformazione e la preparazione alimentare e industriale di prodotti con il metodo biologico; la tutela delle produzioni e delle metodologie colturali, d’allevamento e di trasformazione tipiche locali; l’elevata qualità ambientale del territorio.

 

“Gli obiettivi dell’emendamento – proseguono Valentini e Panunzi – sono: 1) perseguire uno sviluppo attento alla conservazione delle risorse naturali e locali, impiegando le stesse nei processi produttivi in modo da salvaguardare l’ambiente e l’intero ecosistema; 2) favorire la coesione e la partecipazione degli attori della filiera biologica di un ambito territoriale delimitato e omogeneo; 3) valorizzare e sostenere la produzione, il confezionamento, la commercializzazione, la distribuzione e la promozione dei prodotti biologici; 4) promuovere e sostenere le attività collegate all’agricoltura biologica, come la somministrazione di cibi biologici nella ristorazione pubblica e collettiva, la vendita diretta e il km zero, l’attività agrituristica e il turismo verde e rurale, le azioni finalizzate alla tutela, alla valorizzazione e alla conservazione della biodiversità agricola e naturale, del paesaggio e del patrimonio storico culturale; 4) l’agricoltura sociale nell’ottica sia dell’impiego delle risorse che operano nelle aziende agricole o zootecniche per promuovere azioni terapeutiche, di riabilitazione, di inclusione sociale e lavorativa, di ricreazione, di educazione, sia della tutela e della preservazione delle tradizioni colturali locali; 5) agevolare e semplificare l’applicazione delle norme di certificazione previste dal Regolamento e dalla normativa nazionale; 6) favorire i rapporti commerciali tra i soggetti della filiera”.

 

“La Regione – concludono Riccardo Valentini ed Enrico Panunzi – sulla base della richiesta formulata da un Comune o da più Comuni, così come da associazioni di produttori biologici oppure da comitati promotori appositamente costituiti da soggetti pubblici e privati, individuerà infine nell’ambito del proprio territorio amministrativo l’area omogenea dove riconoscere il biodistretto”.

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