VITERBO – “Una scossa ai mercati, il progetto di Mario Draghi. Oppure una mossa insufficiente e tardiva? Sono contrastanti i giudizi sul piano varato dalla Banca centrale europea per frenare l’eccessivo abbassamento dei prezzi (deflazione); un fenomeno che, se da un lato può avere un apparente effetto positivo sui consumi, dall’altro ha una conseguenza negativa certa: l’aumento del valore del debito pubblico in termini reali. La Bce – come ha annunciato ieri il presidente Mario Draghi – utilizzerà l’arma di un’iniezione formidabile di moneta circolante, ma l’effetto virtuoso a catena si avrà solo con il concorso effettivo delle banche (nel passare i soldi all’economia reale) e dei governi (con le riforme strutturali).

 

Nel dettaglio il programma prevede l’acquisto sul mercato secondario di attività per 60 miliardi di euro al mese a partire da marzo. Verranno comprati soprattutto titoli di Stato. Il programma durerà fino al settembre 2016 o, ha spiegato Draghi, «almeno finché l’inflazione non sarà tornata sotto controllo». Pertanto l’importo totale del piano dovrebbe aggirarsi sui 1.080 miliardi. L’acquisto dei titoli verrà effettuato dalle banche nazionali, mentre la Bce condividerà il peso di eventuali perdite per il 20% dei titoli acquistati (per il restante 80% non ci sarà condivisione del rischio e questo è frutto del compromesso con la Bundesbank).

 

Le operazioni avranno due limiti: non si potrà comprare più del 25% dei titoli messi in circolo con ogni emissione e non potrà essere acquistato più del 33% del debito pubblico di un singolo Paese. L’assunzione di migliaia di operai alla Fiat di Menphis è l’esempio lampante di come un’economia possa riprendere fiato attraverso e grazie un legge di Stato – il Job Act – che offra alle imprese vantaggi sui nuovi assunti, e, soprattutto, di come si possa assistere ad una crescita della domanda di prodotti. Nello specifico, questo è il format utilizzato da Obama per risollevare l’economia americana.

 

Il programma di Draghi, quindi, ha come obiettivi quelli di contrastare i rischi di deflazione (riportando il tasso di inflazione verso il 2%) e agevolare il credito. Perché sortisca effetti positivi sul credito, però, occorre che le banche approfittino del “quantitative easing” per cedere titoli di Stato e utilizzino il contante ottenuto in questo modo per finanziare i prestiti necessari alle famiglie e alle imprese. Questa la ricaduta più interessante dal momento che, in quanto associazione di categoria da sempre attiva e sensibile alla tematica relativa all’accesso al credito, Confartigianato da tempo si adopera affinché siano garantite condizioni accessibili per quanti si recano in banca per richiedere finanziamenti. Ora spetta ai governi dare la necessaria fiducia per la ripresa, attuando in maniera credibile le riforme strutturali, in particolar modo sul mercato del lavoro, dei beni e dei servizi”.

 

Stefano Signori (foto)
Presidente Confartigianato Viterbo

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