Barbara Bianchi

 

VITERBO – E’ la rabbia a farla da padrone nell’incontro indetto da Coldiretti in merito alla questione dell’imposta Imu sui terreni agricoli. Rabbia che mette d’accordo amministrazioni, istituzioni, categorie e soprattutto produttori. Nella sala Cunicchio della Camera di Commercio, non c’è spazio per rassegnazione e,sopportazione, ma solo per una protesta costruttiva, alimentata da rabbia e desiderio di cambiamento. E così il dialogo ha visto interessati il Presidente della Coldiretti Mauro Pacifici, il suo direttore Ermanno Mazzetti, i Sindaci dei comuni interessati dalla stangata governativa, il Consigliere Regionale Sabatini e i Parlamentari Bernini Massimiliano (M5S), Terrosi Alessandra (PD) e Alessandro Mazzoli (PD).

 

Il 10 febbraio rappresentava la scadenza per il pagamento della tassa sui terreni agricoli, istituita il 28 novembre scorso con un decreto legge emanato in “fretta e furia”, come sottolinea il Sindaco Michelini. Un decreto legge che classifica i territori nazionali in: totalmente montuosi e, come tali, esenti dal pagamento, parzialmente montani e non montani, soggetti invece all’imposta. “Che razza di criterio sia, non l’ho ancora capito – commenta Mazzetti, direttore Coldiretti – che si classifichi piuttosto per redditività e per ricchezza dell’azienda, altrimenti si rischia il collasso e l’impoverimento indifferenziato del settore agricolo.”

 

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Viterbo, nella sua totalità, dovrà contribuire ai 350 milioni di euro che il Governo Renzi intende raccogliere dalla tassa, per 12 milioni. Soldi che pesano come macigni nei bilanci comunali e nelle tasche dei cittadini.

 

“Il decreto ha valenza retroattiva – dichiara il Presidente Coldiretti Pacifici – per cui per il 2014 non possiamo fare niente, ma è nostro dovere lavorare affinché nel 2015 ci si possa avvicinare il più possibile all’aliquota minima del 4.60%”.

 

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La soluzione, però, non basta né ai Sindaci né ai coltivatori diretti che dell’agricoltura e della terra vivono. Il grido di disperazione e d’aiuto è unanime: “Non vogliamo un abbassamento della tassa, vogliamo la sua totale abolizione: la terra non è un patrimonio, ma uno strumento di lavoro. Ci stanno uccidendo.”, urlano dalla platea. Il clima in sala è molto caldo. E si anima ancor di più quando a prendere la parola sono i Sindaci, che danno voce a tutte le preoccupazioni e la rabbia dei produttori. Il primo è Fabio Bartolacci, primo cittadino di Tuscania, “condannata” a pagare 1 milione e 531 mila euro di Imu agricola, pari alla quota dovuta alla Stato dal comune di Viterbo: “Peccato che il mio paese conti solamente 8 mila abitanti”, commenta.

 

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Se della totale abolizione del decreto legge non si può ancora parlare, si può e si deve far luce sulla nobile decisione dei Sindaci di non applicare sovrattasse e sanzioni a chi non ha ancora provveduto al pagamento. Ci sarà tempo fino al 25 marzo prossimo, quando in Parlamento si discuterà della trasformazione del decreto in legge. Ed è in questo lasso di tempo che la “voce della terra” dovrà farsi sentire: “Scendiamo in piazza e manifestiamo. Un popolo alla fame fa la rivoluzione. E noi siamo pronti”, sottolinea un’imprenditrice di Montalto.

 

Ed infine una situazione che più del tragico ha del ridicolo. A prendere parola è il primo cittadino di San Lorenzo Nuovo: “Il mio paese fa parte della Comunità Montana dell’Alta Tuscia, che comprende in tutto 8 comuni: 7 sono esenti perché ovviamente montani, San Lorenzo Nuovo no. Non siamo nulla. Sarebbe da chiamare Striscia la Notizia”, scherza amaramente Massimo Bambini.

 

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