CIVITA CASTELLANA – “Egregio Presidente e Consiglieri regionali componenti della commissione, considerato che venerdi prossimo venturo, sarete impegnati a valutare l’atto di autonomia aziendale della provincia di Viterbo, vorremmo porre alla vostra attenzione un’ informativa riguardante l’ospedale Andosilla di Civita Castellana che potrebbe essere utile per conoscere meglio le problematiche sanitarie del territorio della bassa Tuscia dove si colloca l’ospedale; nonostante la Regione Lazio sia commissariata, vi chiedo di sostenere, come è già accaduto in data 30 ottobre 2014 presso il consiglio provinciale di Viterbo con voto unanime ( in allegato), iniziative volte a scongiurare il rischio di chiusura definitiva del reparto di terapia sub-intensiva polifunzionale (TSIP) disattivato in data primo novembre 2014.

 

L’ospedale Andosilla, che si può definire di periferia, è posto in un’area strategica tra il Lazio e l’Umbria e raccoglie pazienti dai comuni del basso viterbese, dalla provincia di Rieti e di Roma, con un bacino d’utenza di molte decine di migliaia di abitanti.

 

Il reparto di terapia intensiva fu realizzato nel settembre 2001, grazie ad una raccolta fondi, organizzata dai Lions Club Faleri Veteres ( progetto solidarietà per la vita), provenienti dalle aziende ceramiche e dai cittadini, per un importo di 161.211262 di Lire, con cui sono stati pagati gli interventi sugli impianti e parte delle attrezzature necessarie allo svolgimento delle attività.

 

Negli ultimi dieci anni, anche grazie alle altre numerose donazioni (circa 1 milione di euro ) da parte delle aziende locali coordinate dall’associazione “ Dai una mano al tuo ospedale” ed alla professionalità degli operatori sanitari, si è riusciti a consolidare un’utenza locale e soprattutto a valorizzare alcune specializzazioni ad alta produttività, tra cui la chirurgia generale,dell’obesità ed ortopedia, con pazienti provenienti prevalentemente da Roma, ma anche da altre parti d’Italia.

 

La preoccupazione dei cittadini del comprensorio noto come “distretto industriale della ceramica”, già gravemente provato da una crisi strutturale del settore che si riflette anche in ambito sociale, è che la mancanza di una struttura di terapia intensiva potrebbe disincentivare l’utenza e costringerla a rivolgersi in altre strutture, rendendo vani tutti gli sforzi economici sostenuti finora dai privati per valorizzare l’ospedale.

 

Il reparto di terapia sub-intensiva di Civita Castellana è l’unica struttura presente nella provincia di Viterbo, quindi potrebbe essere certamente di supporto al servizio di rianimazione dell’ospedale Belcolle, quando si potrebbero verificare problemi di carenza dei posti letto.

 

Siamo tutti a conoscenza delle difficoltà economiche che sta attraversando la sanità laziale, ma riteniamo che la riattivazione del reparto di terapia sub-intensiva polifunzionale sia anche un segnale importante rivolto ad una comunità e ad un comprensorio dove si è sviluppato in modo spontaneo una tipologia di “azionariato popolare” in cui cittadini volontariamente investono a titolo gratuito le proprie risorse in una struttura pubblica, al fine di evitare che si abbassino i livelli essenziali di assistenza sanitaria. Vi saremmo grati se vorrete sostenere questa iniziativa”.

 

Francesco Urbanetti, Consigliere provinciale, Capogruppo di Forza Italia

 

Alberto Cataldi, Consigliere provinciale di Fratelli d’Italia

 

Alessandro Angelelli, Consigliere provinciale del Partito democratico

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