Silvia Blasi

“La Talete è in totale dissesto finanziario e gestionale, con ricadute che pagano tutti i cittadini, e la politica continua ad usarla come teatrino delle proprie prove di forza. Le ultime vicende sulla spartizione delle nomine testimoniano il disinteresse mostrato dai partiti nei confronti della cittadinanza e dei beni comuni – così in una nota la portavoce M5S Lazio Silvia Blasi – .

Non mi sorprende che l’ultimo presidente nominato della partecipata Talete, chieda ancora una volta fondi ai cittadini della provincia per ripagare debiti passati e costi troppo alti di manutenzione e di investimento, la cui gestione si sta dimostrando insostenibile.

Ecco allora la recente scelta di commissariare i comuni non ancora aderenti al gestore unico da parte della regione Lazio: è un sfregio alla volontà popolare espressa nel 2011 col referendum sull’acqua pubblica, e alla legge regionale di iniziativa popolare, la 5/2014, legge che infatti giace nell’oblio. La Regione preferisce intraprendere la strada del commissariamento dei comuni pur sapendo che Talete non solo non ha risorse materiali per gestire l’attuale dotazione infrastrutturale ma neanche i nuovi futuri ingressi.

La Sartore, Assessore al Bilancio, ha affermato in seduta di consiglio che tali atti discendono dalla necessità di rispondere all’Unione Europea rispetto alla procedura di Infrazione n. 2014/2125 sulla qualità dell’acqua potabile destinata al consumo umano. È chiaro che in questo caso Zingaretti, escludendo da finanziamenti pubblici regionali proprio i comuni che gestiscono in proprio il servizio idrico, stia producendo un doppio danni agli utenti. Ricordo infatti che il presidente della Regione stanziò tra il 2016 ed il 2018 circa 15 milioni di euro in favore della Talete per sostenere i costi di esercizio dei “dearsenificatori” certificando di fatto una disparità di trattamento tra i cittadini della provincia, con grave impatto proprio sulla qualità delle acque.

Infine è inaccettabile la necessità, espressa dal Presidente di Talete, di ricorrere ad un investitore privato per sostenere i 35/40 milioni per la ricapitalizzazione della Talete nonostante gli introiti tariffari e le risorse pubbliche – i 15 milioni di cui ho spiegato sopra. La Talete continua, infatti, ad annaspare e quest’altra iniezione di denaro per la ricapitalizzazione serve solo a non farla affondare: tanto pagano i cittadini!
Sono sicura che se queste risorse fossero in mano ai comuni come enti gestori del Servizio Idrico Integrato  il loro utilizzo sarebbe più efficiente, trasparente e utile alla collettività”.

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