VITERBO – “Quando un segretario si dimette si può subito intuire che a meno che le ragioni non siano di carattere personale – e non è questo il caso – la questione vada letta in termini politici. Diciamo che esistevano differenze per me non superabili con una parte della dirigenza del partito provinciale rispetto alla conduzione politica del partito stesso. Per questo credo che serva discontinuità, un cambio di passo, un atto di coraggio, come quel giovane gambero di cui parla Gianni Rodari in una sua favola, che testardamente, caparbiamente decide di fermarsi e di iniziare a camminare in avanti, contro la sua tradizione, contro la direzione della corrente.

 

Non entro ulteriormente nel merito: non sono tipo da mettere “in piazza”, anche se oggi sembra vada di moda, questioni che a mio parere devono essere lasciate alla discussione degli iscritti. La passione è un sentimento importante che va rispettato, a prescindere dalle posizioni politiche che i compagni e le compagne esprimono. Posso solo aggiungere che per carattere e per formazione non sono certo una persona che si può definire attaccata agli incarichi, quindi ho preferito fare questa scelta. Per il resto chi ha frequentato o comunque seguito l’attività del partito in questi anni conosce il lavoro fatto e lo può giudicare.

 

Un passo indietro a volte è la condizione necessaria per farne due avanti, tutti insieme. Il destino: parola difficile, impegnativa: qual è la nostra prospettiva, il nostro orizzonte? Qui sta l’altra Rifondazione, un’idea diversa. Qui sta l’idea di un partito che si fa strumento di un percorso inclusivo, nuovo, grande, che non si chiude nel recinto, che chiama intorno a sé tutte le forze dell’alternativa, senza paure, senza preclusioni, senza pregiudizi, senza rancori, senza l’arroganza di chi pensa di avere pulpiti per forza di cose più alti e più belli da cui parlare. Insomma, una Rifondazione della sinistra che torni a essere utile ai lavoratori, ai giovani, alle donne di questo Paese. Che inverta la tendenza, perché avanti così non serve a nessuno, avanti così la strada è chiusa, senza uscita”.

 

Stefano Troncarelli (foto)

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