Gli anniversari servono a ricordare fatti e personaggi e per creare l’occasione di discuterne, presentare nuove analisi, nuovi fatti, nuove rivelazioni; insomma è un modo, spesso serio, per affrontarli, i fatti ed i personaggi, con il distacco del tempo trascorso, la serenità di riflessioni mature, l’obiettività scevra dai sentimenti a caldo che un tempo li riguardavano.

Poi più d’uno dice che se ne incaricherà la Storia, con la maiuscola, a rendere giustizia ad essi, a saldare finalmente i conti fuori da manipolazioni di parte, lontano da meschine conseguenze; finalmente la Verità, che come si sa è “nuda” (iconografia classica), “rivoluzionaria” (Antonio Gramsci) ed anche “prostituta” (George Bernard Show).

Ma la storia non la scrivono i vincitori? Certamente: tocca a loro mettere le cose a posto, riordinarle secondo i criteri che hanno fatto fatica ad imporre, secondo fatti e sequenze che si sono industriati a comporre, secondo schemi che si attagliano al pensiero dominante, al fluente politically correct.

Gli anniversari servono poi a rispolverare antichi torti e polverose ragioni: quante volte ve l’avevo detto e voi invece niente…; faccio fatica oggi a parlare con chi ieri ha tradito, si’ perché chi ha tradito è ancora tra noi, con una bella faccia tosta, ma io ricordo bene …; ma se più passa il tempo e più ho ragione, perché come avevo ragione allora l’ho adesso …; quanto abbiamo sofferto in silenzio, nell’ombra, a pane e cicoria, ma ora è tempo di …

Ed è un vocio finanche assordante, petulante, incessante, in cui qualche voce si leva tra le altre a riscoprire la pietas dell’ oggi e l’umore di ieri; la calma olimpica che il tempo e la morte dovrebbero conferire ai sopravvissuti; il raziocinio di ideologie ed appartenenze mondate da passioni ed interessi; il ricordo, soprattutto il ricordo, la memoria, di ciò che si era, ciascuno e tutti, per esempio vent’anni più giovani, o trenta o quaranta, non importa, ma vivi e vitali in quei frangenti, in quei contatti, in quelle parole, gesti, toni, sguardi.

Allora non ci può non essere anche gratitudine per quei fatti e quei personaggi che l’anniversario di turno ci costringe a guardare rivedendoli oggi.

Oggi che siamo cambiati nostro malgrado, in meglio o in peggio a ben vedere neanche ci interessa molto; grati intanto per esserci stati ed aver tratto da essi una esperienza che insieme alle altre ha costituito la nostra vita, la nostra immagine, la nostra piccola e più o meno insignificante storia; grati per poter riviverne oggi emozioni, sensazioni ed anche passioni, non dimenticando il poeta che ci ricorda che stiamo solo “indagando tra le ceneri indizi di brace”.

E se qualcuno trovasse oggi queste braci? Se le accudisse con amorevole trasporto sino a conservarle? Se le alimentasse con saggezza e perizia sino a farne una fiammella trasmissibile e comunicabile? Se riaccendesse un piccolo fuoco che possa trasmettere luce e calore?

Sarebbe bello e di tutti; senza primazie o gerarchiche manipolazioni; sarebbe quello che forse Bettino Craxi avrebbe voluto che accadesse.

Francesco Chiucchiurlotto