Tutti ormai sanno cosa significhi DPCM (siccome c’è sempre un’ eccezione… Decreto del Presidente Consiglio dei Ministri), ma credo che pochissimi ne abbiano letto uno e si siano affidati ai giornali, ai social media, alle più scarne ordinanze sindacali, al così fan tutti.
In effetti abbiamo vissuto questo periodo pandemico, immersi sino al collo da prescrizioni dettagliate e pervasive, a volte persino ridicole o buffe, contraddittorie o ripetitive.

A caduta poi dai DPCM, siccome che la Costituzione riformata nel 2001 classifica la tutela della salute come materia concorrente tra Stato e Regioni, quest’ultime hanno fatto concorrenza allo Stato e attraverso altri decreti o deliberazioni di Giunta Regionale, a loro volta intimano, dettagliano, innovano e talvolta violano disposizioni di rango superiore.
A quel punto interviene il Tribunale Amministrativo Regionale, che può decidere, ma c’è il possibile ricorso al Consiglio di Stato, oppure inviare il tutto alla Corte Costituzionale se appare non manifestamente infondata la questione di costituzionalità ad esso posta.

C’è poi il caso della corresponsione dei sussidi alle imprese attraverso le banche, dove il sistema burocratico chiamato in causa è privatistico, ma non di meno confuso e complesso, tanto che i provvedimenti sono al palo o slittano di mese in mese.

Ma perché se da decenni si è individuato nelle BUROCRAZIA (etimo francese bureau-ufficio e greco craz-potere) la causa maggiore di lungaggini e disfunzioni non vi si è posto mai mano in modo decente? Eppure la Pubblica Amministrazione si deve uniformare alle tre E : efficienza, efficacia, economicità; Allora?
Le cause in parte sono storiche, in parte politiche: la storia ci dice che l’impero romano a mano a mano che perdeva le sue caratteristiche identitarie del famoso SPQR, cioè la diarchia classica dei poteri bilanciati del popolo e del Senato, per reggere i tempi nuovi e soprattutto la pressione barbarica ai confini, si appesantì di funzionari di ogni specie il cui potere personale e discrezionale era frenato da regole, protocolli, procedure.

Da Claudio nel 1° secolo a Bisanzio (bizantinismo) si assiste a questo fenomeno, ma così anche in Cina, in Turchia, in Russia, ovunque ci fosse uno stato multinazionale. ecc.
Con la nascita delle nazioni si pone il problema della pubblica amministrazione, del funzionario garantito dalla legge, ma ad essa sottoposto, sino alla riforma prefettizia napoleonica, semplice, centralizzata, efficace.
Lo stato italiano unitario, con capitale Roma, realizza un buon successo di integrazione nord sud, con la creazione di una vasta classe di burocrati ministeriali, e prefettizi, centralistica, ma poco efficace pur copiando il modello napoleonico.

Il disastro avvenne nel dopoguerra quando al regime fascista si sostituì un sistema democratico statuale che cedette via via potere nei confronti dei partiti, che ottennero le Regioni, conservando le Province, con un proliferare proporzionato di burocrati che divennero clientes da sistemare come radicamento di poteri locali e garanzia di carriere del “notabile” di turno.

Con la creazione della “Dirigenza” attraverso le famose leggi Bassanini, che dovevano distinguere le responsabilità politiche da quelle esecutive, si è giunti alla situazione attuale in cui milioni di burocrati esercitano poteri e prerogative, spesso semplicemente per giustificare il loro stipendio, in un sistema di interdipendenza con la politica ormai inestricabile, impedendone una sana e semplificatoria informatizzazione.
Neanche lo shock pandemico ha mitigato questo trend, anzi ne ha realizzato l’acme.

 

 

Francesco Chiucchiurlotto