Dal 1990 con la legge quadro sugli EE LL, abbiamo vissuto un trentennio di riformismo accelerato e contraddittorio dal quale dobbiamo trarre tutti una lezione per l’oggi: l’ubriacatura federalista ed una fase opposta di centralismo e disintermediazione, hanno messo a dura prova l’ intero sistema istituzionale italiano e reso fragile ed incerto il comparto degli Enti Locali.
La lezione è quindi di manzoniana memoria: ”Adelante con juicìo – Avanti con giudizio” come diceva Don Antonio Ferrer, gran Cancelliere spagnolo di Milano, conciliante col potere e timoroso dei Gilets Jaunes d’allora.
La montagna è tutelata dalla Costituzione all’art.44, ed il TUEL ne tiene conto all’art.4 in cui le Comunità Montane al pari delle Province sono destinatarie della funzione amministrativa all’interno del Sistema Regionale delle Autonomie Locali, ed all’art.27 in cui si sancisce che le Comunità Montane sono a tutti gli effetti Unioni di Comuni.
L’art.4 deve avere una cogenza maggiore perché solo in pochissime Regioni è stato applicato, e ciò ha contribuito ad affermare un neocentralismo regionalistico, negativo e dispersivo, di risorse e personale.
L’art. 27, dopo la recentissima sentenza della Corte Costituzionale n° 33/19, chiede finalmente giustizia circa il riconoscimento della storia, del ruolo, del valore e delle enormi potenzialità della Comunità Montana come ente intermedio di coordinamento ed ambito ottimale di programmazione.
Far cessare l’equivoco che l’Unione di Comuni rappresentata dalle Comunità Montane, debba trasformarsi in Unione di Comuni ai sensi dell’art.32, restituirà vigore ad una visione semplificata ed efficace del governo del territorio.
La suddetta sentenza della Corte Cost. n°33, oltre ad obrogare l’obbligo associativo, ne delegittima il modello gestionale imposto, cioè l’Unione di Comuni ex art.32 di cui sopra, che già la Corte dei Conti ed il Ministero dell’Interno avevano sanzionato per l’inefficacia.
La ratio dell’art.44 della Costituzione deriva dai territori montani, dalla montanità, quella particolare condizione di vita ordinariamente dura e difficile e talvolta purtroppo nefasta e drammatica; teniamone conto e lavoriamo per il suo riscatto, perché se la montagna vive bene lo farà anche la pianura; se i borghi e paesi montani sono popolosi e prosperi, lo saranno anche le città!
I guasti delle semplificazioni demagogiche che ebbero nel “saggio” LA CASTA di Stella & Rizzo con il massimo exploit mediatico, lo stiamo pagando con la confusione dispendiosa, dell’attuale sistema, cioè l’infame Legge Del Rio che ha massacrato le Province, che ha creato dei mostri giuridici come la dozzina di Citta Metropolitane; che ha lasciato l’ordinamento di Roma Capitale simile a quelle di Terelle ( 127 abitanti), che ha continuato ad imporre il modello associativo obbligatorio, quello dell’UNIONE.
Insomma se si scioglie l’equivoco dell’art. 27 del TUEL, e le Comunità Montane vengono riconosciute per quel che sono, ambiti territoriali ottimali di intervento programmatico ed associativo di servizi e funzioni, si applicherebbe semplicemente la Costituzione e si darebbe a Stella & Rizzo un qualche motivo di ripensamento!

Francesco Chiucchiurlotto

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