Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO – Il Discorso è delicatissimo: riguarda la piaga nazionale e trasversale dalla quale in molti ci eravamo illusi di aver decretato la fine negli anni ’90, la corruzione; cioè il vantaggio indebito nell’uso del denaro pubblico; cioè quello che dai cittadini va alle istituzioni per servire gli stessi cittadini di quel che loro occorre.


Le domande si affollano nella mente di chi nella sua memoria civica ricorda quando Enrico Berlinguer, per primo, pose la “Questione morale” ed anche la presunta “Superiorità morale” che ne derivava al suo partito, il PCI, che si è affievolita sino a scomparire nei vari passaggi, PCI, PDS, DS, PD.

Chi non ricorda la chiamata di correo di Bettino Craxi nel suo discorso alla Camera del 3 luglio 1992 sui costi della politica, che riguardava tutti partiti presenti nel Parlamento, nessuno dei quali allora obiettò alcunchè.

Chi non ricorda, tra i lettori abituali dei quotidiani, lo stillicidio della cronaca giudiziaria sul malaffare legato ad appalti e provvedimenti pubblici, ad ogni livello istituzionale, ad ogni appartenenza politica, praticamente ad ogni occasione in cui circola denaro pubblico.

Neanche un partito/movimento come i 5 Stelle che ha un solo slogan ed una sola prerogativa, ONESTA’, ONESTA’, è riuscito sinora a non esserne immune, per carità, (se no la Raggi querela), sinora fuori da complicità e vantaggi più o meno diretti; ma come deterrenza e garanzia di una corretta conduzione di governo della cosa pubblica, ha fallito.

Quindi il problema ci riguarda tutti sin dalle fibre più recondite di una nazione giovanissima, il 1861 come data di nascita, che non riesce a trovare una fibra morale sulla quale fare affidamento, sulla quale ispirare il proprio comportamento.

Credo, con la modestia del caso, che sia lì, nel DNA della Nazione, che affondi il fomite di questa degenerazione, senza scomodare Piero Gobetti e le sue pagine della “Rivoluzione liberale” o Antonio Gramsci dei “Quaderni del Carcere”.

La nozione di Stato che in Francia, Spagna, Germania ecc. si diffuse in Europa ed informò di sè le rispettive popolazioni, avviando una acculturazione di massa che creò i cittadini, (les citoyens, the citizen, das burger) e quindi l’opinione pubblica democratica, da noi si infranse sui maggiorenti , i cafoni, i capibastone, le classi rese subalterne.

La diffidenza tra pezzi d’Italia separati e mai composti in un disegno comune e virtuoso, produsse l’istinto al vantaggio personale da cogliere prima che gli altri “pezzi” lo facessero a loro volta, sino a diventare senso comune.

La cultura cristiana ha fatto il resto: “Pecca forte ma pentiti fortemente”; la divisione tra est ed ovest ha contribuito ad allentare ogni remora e principio morale in nome dei valori assoluti del comunismo e del liberismo in aperto scontro, da finanziare e sostenere ad ogni costo.

Si è creata così la convinzione per cui ogni diritto è concessione di un potere o di una burocrazia; ogni vantaggio è attribuzione di appartenenza e non di merito; ogni occasione va afferrata per il proprio personale tornaconto, poi si vedrà.

In questa deriva di una classe politica di scarsissimo conio, il Luca Lanzalone di turno non ha una fisionomia particolare, ma quella comune quasi a tutti, dell’’”Homo Italicus corruptus”!

Francesco Chiucchiurlotto
Commenta con il tuo account Facebook
Print Friendly, PDF & Email