Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO – Non si era mai vista in Italia ed oltre, una parabola di ascesa e discesa tanto rapida e completa, tanto pervasiva e netta, tanto distruttiva e dannosa, di quella vissuta da Matteo Renzi: dalle stelle, allo stallo, passando per le stalle.
Uno dei frutti più amari li stiamo raccogliendo in questi giorni: lo stallo.

Le responsabilità per aver concepito, espresso, fatto votare a colpi di fiducia una legge elettorale come il Rosatellum, approvata non come regola del gioco per ottenere quello che aveva ripetuto decine di volte.

” La sera delle elezioni si deve sapere chi ha vinto e governa…”, ma come strumento smaccatamente di parte per costruire la propria opzione politica incentrata sulla riedizione del Patto del Nazareno.

La responsabilità di aver messo il proprio Paese, fragile, indebitato, confuso ma sorprendentemente per Lui, incazzato, in una fase di stallo indefinito in cui le peggiori ipotesi di speculazioni, spread, crisi economicosociale, sono plausibili, va condivisa anche con chi doveva fare l’arbitro, il controllore, il garante della correttezza istituzionale, cioè la Presidenza della Repubblica.

Duole constatare che un primo Presidente, per eccesso di protagonismo, ha firmato l’Italicum palesemente incostituzionale come confermerà poi la Consulta. Ed il secondo al contrario per understatement, il Rosatellum, con forti sintomi d’incostituzionalità, ma certi ed evidenti crismi di imparzialità politica.

Napolitano nel discorso d’insediamento del Senato ha sferzato nella forma e nei contenuti l’esperienza dei governi della XVII legislatura ed in particolare l’ultimo, quello di Renzi.

Si sentiva il livore per il “tradimento” di quanto Re Giorgio I aveva investito nel giovane promettente ed energico leader-premier, di quanto personalmente avesse messo in termini d’ impegno, manovra, carisma, in una ipotesi sfumata proprio per eccesso di quei caratteri personali e caratteriali che lo avevano affascinato.

Venendo alle “stelle”, infatti, resta ancora poco spiegata e ricostruita l’irresistibile ascesa del già Sindaco di Firenze.

Dal decollo con la Presidenza dell’ANCI di Graziano Del Rio, prima battaglia vinta a Brindisi contro Bersani e Michele Emiliano da lui designato in pectore. Il pacchetto di mischia dei giovani Sindaci che scendono in politica insieme a migliaia di altri giovani, non solo d’anagrafe, che popolarono le Leopolda di progetti e speranze.

Poi le primarie di partito, strumento populistico ante litteram, la leadership e la premiership ed il fenomeno più eclatante, la disintermediazione delle OOSS, delle Associazioni e strutture di Categoria e del volontariato, della cultura e del sociale, spiegabile soltanto per la loro inarrestabile e conclamata crisi, fatta di errori, privilegi, smarrimento culturale ed ideologico. La creazione di una catena di comando cortissima, che presto diviene Giglio Magico e Parentopoli.

Le “stalle” per cui è passato non sembrano aver lasciato segni evidenti di contrizione, assunzione di responsabilità, spietata autocritica. Anzi “… sapete che c’è? Governate!” come disse la sera del 4 marzo dribblando, per poco, le dimissioni ad libitum e prefigurando una opposizione a chi ed a che cosa non è dato sapere, ma forte della blindatura di parlamentari e membri dirigenti PD.

Sembra un gioco, un gioco pericoloso, in cui il PD è senza leader ma resta del leader; di solito va a finire male!

Francesco Chiucchiurlotto (Res 148)

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