C’è una stanchezza disarmante, almeno qui da noi, nel discutere di Europa in vista del 26 maggio; c’è una Europa smarrita, nel senso di persa per strada, dimenticata su un bus o un treno del dibattito internazionale, che cerca di dare corpo ad almeno un paio di problematiche serie ed intellegibili.
Questa Europa non va bene così com’è, va cambiata: tutti lo affermano, tutti ne sono convinti, ma non si entra mai nel merito, non si fanno proposte concrete, dettagliate, articolate, schemi strategici, alleanze durevoli, neanche oggi poi, dove il clima non è ancora arroventato nella sempiterna campagna elettorale italiana e magari qualche confronto vero si potrebbe anche tessere.
Ci ha provato Massimo Cacciari oppure Claudio Calenda, ma non mi pare sia decollata una riflessione di una valenza teorica e mediatica tale da smuovere intelligenze e coscienze, sia delle èlites che del “popolo”.
Allora osserviamo la carta geografica, o il mappamondo: l’Europa è un continente? O è la penisola-propaggine del continente asiatico?
La Brexit l’ha privata del trait d’union con gli USA e con l’Occidente, e l’Oceano Atlantico è diventato più grande, più largo: quindi anche l’Occidente ha perso peso specifico ed identità? O sta diventando qualcos’altro lungo un piano inclinato di crisi e degrado?
Può esistere oggi una Europa senza Russia? non URSS, ma Russia?
Tutte belle e pertinenti domande che esigono belle e pertinenti risposte.
Nessuno oggi credo sia in grado di valutare l’avanzamento della Cina nell’affermazione della sua potenza egemonica nel mondo; ma gli investimenti nelle materie prime africane, nelle tecnologie indiane ed europee, nelle politiche diplomatiche globali sono fatti non supposizioni.
Così si comincia a discernere, anche attraverso le inchieste dell’Espresso, “Tre milioni per Salvini”, che il quadro internazionale è in movimento e che guarda caso i punti di attrazione non stanno ad ovest ma in oriente.
Chi si starà comprando Putin? Chi il leader cinese? Chi dei nostri ragazzotti non vede l’ora di ricevere offerte d’acquisto?
L’ironia della storia, come per l’eterogenesi dei fini, fa brutti scherzi: oggi è la destra che guarda alla Russia, mentre la sinistra non potendo confessare di guardare agli USA, probabilmente ha smesso di guardare.
Ed in questo scacchiere, come in una scacchiera, la confusione è sovrana: il debito americano in fantatrilioni di dollari, è in mano cinese e quindi “mors tua, mors mea”; i Russi probabilmente tengono per gli zebidei l’America di Trump; Merkel-Macron rinnovano patti egemonici esilaranti; le plutodemocrazie del nord UE virano a destra nell’illusione di preservare il proprio residuo welfare; i 4 sovranisti di Vicegrad non hanno ben capito in quale secolo stanno operando e si godono i vantaggi dell’euro prodiano e l’ebbrezza dell’indipendenza formale acquisita.
L’Italia, come al solito, fa da laboratorio, tra improvvisazione e slanci pindarici, in attesa che i candidati alle europee passino almeno l’esame d’ inglese fluente o di globish, e che si considerino le prossime elezioni non un test su Salvini e Di Maio, o sulla sopravivenza del governo gialloverde di Conte.
Un ricordo di gioventù che mi viene alla mente è la frase di un comunque grande cinese: “ La confusione è grande sotto il cielo, la situazione è dunque eccellente !!”
Attenzione, questi hanno un’ attitudine pluridecennale alla confusione, e ne sanno trarre i migliori vantaggi; noi solo ammuina.

Francesco Chiucchiurlotto