Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO – Non c’è solo Roma con le buche nell’asfalto, nel pavè, tra i sanpietrini, ma anche le strade provinciali-colabrodo di tutt’Italia, perché il focus normativo del riformismo ad ogni costo, ha pensato di eliminare le Province con quel che facevano, in primis: manutenere strade e scuole.

Si ha solo un’ idea approssimativa di quante leggi i cittadini italiani siano tenuti ad osservare nei livelli regionali, nazionali, comunitari; migliaia, decine di migliaia.

Questa produzione forsennata di leggi e regolamenti (comunali, provinciali e regionali) appartiene molto alla cultura mediterranea che dal diritto romano-bizantino ha tratto un’impronta che vede nella produzione giuridica, sia il fine ultimo della politica, che la giustificazione dell’esistenza di un debordante ceto politico.

Ciò che a valle della norma avviene in termini di efficienza, efficacia, economicità è secondario rispetto all’interpretazione ed applicazione della stessa.

Ma dopo le strade provinciali ci sono le buche che non si vedono, quelle nelle istituzioni, perché si legifera sempre e su tutto ma tenendo conto degli interessi particolari, di parte e quindi di partito e raramente per gli interessi generali del Paese, della Nazione, dell’Italia.

In questi giorni di tentativi impossibili di fare del tripolarismo un bipolarismo governante, non si può non pensare alla demenziale legge elettorale chiamata Rosatellum, che ci ha volontariamente e proditoriamente messo in questa condizione di mancanza di vincitori.

E’ vero che da più parti si condanna il disegno di aver preordinato l’esito delle elezioni con un proporzionale di nominati che doveva portare all’intesa Renzi/Berlusconi; ma è vero anche che questa legge elettorale è stata promulgata dal Presidente Mattarella, e che gli Italiani, nonostante il mezzo imperfetto, l’hanno usata mandando un segnale inequivocabile di cambiamento.

Come cercando di eliminare la Province e togliendo loro le risorse necessarie, ha prodotto fatiscenza e degrado, così una legge elettorale farlocca ed inutilizzabile, sta producendo buche devastanti nell’opinione pubblica, che assiste ad un tormentone di rimpalli senza costrutto, ad opzioni difficilmente ricevibili soprattutto dopo una campagna elettorale forsennata e squilibrata come la recente.

C’è poi il carattere populistico delle tre formazioni, tutte di tipo padronale guidate da leaders carismatici (uno dei quali dimessosi nel frattempo), portatrici di programmi salvifici, impotenti nella loro minorità irrecuperabile se non con nuove elezioni con nuove regole.

Ma le nuove regole non possono non essere un ritorno al maggioritario con un forte premio al vincitore o un sistema a doppio turno alla francese o la legge dei Sindaci, che assicuri al termine dello spoglio dei voti, il nome del vincitore. Perché non lo si vuole e non lo si è voluto?

Semplicemente per le ragioni prima accennate, di come si legifera da noi, con un occhio e spesso tutti e due, all’interesse contingente e di bottega.

Si presume che stia vincendo una formazione? Facciamo una legge elettorale ad hoc per non farla vincere, ma innescando un processo di sfiducia e di astensione dal voto di portata negativa incalcolabile.

Le buche nelle strade prima o poi si tapperanno e tutto si aggiusterà, quelle provocate nelle istituzioni e nel modo di viverle e parteciparle, temo di no.

Francesco Chiucchiurlotto (Res 150)

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