E se fossimo una democrazia matura in cui chiunque vinca le elezioni porti avanti il proprio programma elettorale nell’ambito delle regole costituzionali condivise, in quello delle alleanze internazionali e dei patti sottoscritti, senza patemi né tentazioni recondite di rivincite ancestrali o peggio di vendette fuori dal tempo?

Una cosa è certa il sistema Italia, come ogni organismo vitale ha bisogno di sangue fresco.

Il Partito Democratico, parafrasando audacemente Piero Gobetti, è la biografia della Nazione, nel senso che la parabola dei 15 anni trascorsi ha rappresentato la fase di decadimento di ideologie, valori, referenze, identità, memorie, sino all’evaporazione ed al dissolvimento.

Ciò ha comportato da un lato, una progressiva disaffezione non solo al voto ma alla democrazia in favore di una semplificazione populistica, dall’altro ad una invocata novità di facce e di idee, al di là dei rischi che possano comportare le loro centenarie origini.

C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole (Pascoli) : il partito che l’Arco Costituzionale escludeva da ogni partecipazione ai governi della Repubblica; quello limitrofo, anche se mai coinvolto direttamente, alle trame nere degli anni di piombo; quello della fiamma tricolore che si alimentava dalla bara del Duce nel simbolo MSI; quella di Lucio Battisti: ”La fiamma è spenta o accesa?”; il partito sempre all’opposizione, che trovava sponda all’estero con Visegrad o Vox: ebbene quel partito ci governerà!

Legittima ogni prudenza, ogni precauzione, ma se vogliamo ottimisticamente vedere le cose ci potrebbe essere una straordinaria occasione di rinnovamento di personale politico, di cambio anche radicale, di procedure e modus operandi, di possibile innovazione nelle prassi burocratico amministrative, di cui c’è un assoluto bisogno.

L’autoreferenzialità di cui si è nutrito il nostro apparato statuale ed a caduta quello regionale, è una delle cause principali del nostro debito pubblico; le inutili filiere di centralizzazione delle funzioni e prerogative amministrative, a scapito dei Comuni, sono ancora la mano morta che impedisce ogni virtuoso cambiamento; l’elefantiasi degli apparati, nutrita da parenti, sodali, affiliati, iscritti, clientes et laudatores, sta asfissiando tutte le istituzioni.

Vedremo se questa grande, straordinaria ed unica occasione sarà colta dal Nuovo Governo o varrà l’eterno cambiare tutto per non cambiare niente del Gattopardo di turno.

Quanto al PD non credo ci sia da dire molto: un segretario all’anno non cura il malanno!

Prima si prenderà atto che l’amalgama tra sinistre comuniste e democristiane non è riuscita, e che la maionese simil americana di Veltroni del 2007 è impazzita in modo irrecuperabile, meglio sarà.

Un dirigente PD di qui ha dichiarato:” Tanti cittadini, davvero troppi, ci percepiscono come molto distanti da loro!” ma porca miseria, allora sono i cittadini che non capiscono, che non “percepiscono” la qualità, la bontà, le proposte del partito; non è per caso invece che le dinamiche e le decisioni di chi gestisce da anni il potere, anche qui, sono completamente estranee alle persone, ai territori ed al loro futuro, ma organiche a carriere ed interessi personali?

All’ennesima sconfitta non si può più rispondere con l’aplomb di un Letta sulla via di Parigi: ma neanche con scioglimento, costituente, fondamenti, valori, correnti, cacicchi, diritti civili, blocco sociale, statuto, congresso, campo largo, coalizione, scissione, e chi più ne ha più ne metta, in attesa della prossima botta !!

Allora? Qualche idea c’è …

Francesco Chiucchiurlotto

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