Francesco Chiucchiurlotto

 

VITERBO – Era avvenuto infinite volte che lo Stato invadesse competenze e prerogative di Regioni e Comuni, ma dopo la riforma del 2001 la Costituzione all’art.114 aveva esplicitato la loro equiordinazione-parità e reso più facile il compito della Corte Costituzionale a tutelare soprattutto i più deboli, i Comuni.

C’è però un modo subdolo di continuare l’invasione di campo, quello con il consenso generale su provvedimenti di facile presa sull’opinione pubblica: chi non è d’accordo sull’abolizione dell’IMU prima casa o di EQUITALIA? La prima una imposta odiata su un bene primario per gli Italiani; la seconda simbolo stesso della sopraffazione fiscale.

Entrambi però sono provvedimenti in violazione l’art.5 della Costituzione, che garantisce l’autonomia impositiva dei Comuni, cioè la loro potestà ad avere finanza propria e non solo derivata.

Nel primo caso lo Stato ha restituito sinora per intero l’IMU abolita (ciò però non è avvenuto con l’IMU agricola) e nel caso di EQUITALIA lo dovrà fare per circa la metà dei Comuni che ad essa avevano affidato la riscossione dei propri crediti e che ora se li trovano tagliati.

Cioè, un conto è poter impostare i bilanci con entrate certe perché proprie, un conto attendere le leggi finanziarie che ogni anno presentano sorprese se non prepotenze; un conto è avere per debitori i propri cittadini, un conto lo Stato che può anche disporre diversamente dal dovuto, come spesso avviene, e questo oggi a Costituzione vigente.

Con la riforma, di qui l’allarme, dell’art.117, è stata introdotta la “clausola di supremazia dello Stato”, per la quale esso con legge senza limiti di materia, può intervenire su competenze di Regioni e Comuni “quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale”, che il governo, naturalmente a suo giudizio ed interesse, individua e propone al Parlamento.

Da un modello solidale e di leale collaborazione tra istituzioni, si passa ad un modello centralistico e gerarchico al cui vertice c’è lo Stato, con la conseguenza che le Regioni verrebbero degradate sempre più al livello amministrativo (sprechi e disfunzioni) ed i Comuni ad una mera funzione ancillare (gabellieri, periferie istituzionali).

I Sindaci, in difesa delle loro comunità, dovrebbero ben riflettere sulle conseguenze di una centralizzazione che vanifica il vigente principio comunitario di sussidiarietà e sulla vacuità del cosiddetto Senato delle Autonomie.

Quest’ultimo vedrà la presenza di solo 21 Sindaci, uno per Regione, che naturalmente saranno quasi per certo quelli dei Capoluoghi di Regione, tagliando fuori quella invocata rappresentanza dei territori che è interpretata dai Comuni medi e dai circa 6000 borghi e paesi che amministrano da soli il 54% dell’Italia..

La sveglia suona per i Sindaci, ma non pare scuoterli, complici l’ANCI e la Lega delle Autonomie Locali, dal loro insano torpore.

Francesco Chiucchiurlotto  (46)

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