Ricordate? “O Mari-o Monti”: o i mari in tempesta della nostra seconda Repubblica, o i Monti algidi ma sereni, del rigore metallicamente tecnico.

Esattamente dopo 10 anni ci risiamo:

“O Mari-o Draghi: o i mari in tempesta della nostra terza Repubblica, o lo svolazzare di draghi nel nostro immaginario salvifico.

Quindi dopo il Super Mario (l’eroe italiano dei videogames USA) Monti, tocca adesso al Supermario Draghi.

Stamani, come abitudinariamente faccio, ho iniziato la giornata, ancorchè pandemica, con le consuete tappe attraverso il paese: forno, edicola, bar, casa.

E’ il momento dei commenti, delle battute, della sintesi sociopoliticamediatica: rapidi scambi, talvolta salaci, arguti, significativi: stavolta l’incarico a Mario Draghi ha tenuto banco; tutti favorevoli sino agli entusiasmi, ma anche preoccupati per l’incapacità dimostrata dalla nostra classe dirigente, il nostro establishment, altro che “uno vale uno”.

Non solo incapaci a concludere su una ipotesi spendibile con Conte, ma invece anche capaci a storcere il naso sino al rifiuto, sul meglio, oggettivamente, che oggi possiamo mettere in campo e che il nostro Presidente della Repubblica saggiamente ha evocato: Mario Draghi.

Certo il primo Supermario ci ha fatto uscire da una crisi epocale, ma ha fatto macelleria sociale con le centinaia di imprenditori suicidi semplicemente perché lo Stato non dava loro quel che doveva; con una disoccupazione feroce di giovani e donne; con un’arroganza istituzionale mai vista verso il comparto degli enti locali, aggredito da tagli lineari, blocco assunzioni, obblighi associativi, preservando però gli sprechi di Regioni e Ministeri.

“Whatever it takes”, “Tutto ciò che serve” ( a quando un bel rap ballabile?) non è stata solo una frase leggendaria che ha salvato l’Euro da un attacco globale di USA, Cina, Russia, ma è stato un atto d’insubordinazione al dominio rigorista tedesco nella UE ed una sfida a Francia, Spagna ecc. a trovare il coraggio di una Europa condivisa.

Questo non è cancellabile e non è neanche paragonabile al primo Supermario.

“La politica è l’arte del possibile” e noi Italiani ne siamo da secoli un laboratorio anticipatore, con i nostri Comuni, le Signorie ed il Rinascimento (quello saudita si vedrà); ma anche il fascismo, il populismo, i partiti personali.

Stavolta c’è bisogno di un colpo di reni, di una cosa che Mario Draghi ha sussurrato, ma con convinta determinazione, nel suo intervento di accettazione: c’è bisogno di UNITA’, porca miseria, di unità di intenti e di decisioni, di comportamenti e di responsabilità, perché lo sanno tutti che siamo evasori fiscali, furbastri del quartierino, perfino collusi con varie e multiformi forme di criminalità, scettici ed irridenti ad ogni senso del dovere e del rispetto, ma che siamo anche capaci di meglio.

Vediamo ora che cosa combinano in Parlamento chi ci abbiamo mandato; ma la sovranità che appartiene al popolo, non sta solo lì e sarà bene che lo comprendano.

Francesco Chiucchiurlotto