Francesco Chiucchiurlotto

 

VITERBO – La prima C del titolo va riferita a COMUNITA’; mai tale aulico vocabolo è stato usato tanto e tanto a sproposito, come nelle litigiose assise PD di questi ultimi mesi; comunità è un termine che richiama comunanza, appartenenza o almeno colleganza su un progetto, una meta, un obiettivo; richiama un idem sentire che presuppone una cultura comune, cioè un insieme di categorie, innanzitutto logiche, poi etiche, morali ed infine politiche, con cui costruire qualcosa in cui riconoscersi ed identificarsi. Niente di ciò abbiamo visto.

Il peccato originale, l’ombra mai fugata, il sospetto che da sempre ha accompagnato questi dieci anni di Partito Democratico. è proprio quello di essere stato frutto di una operazione di potere, che mettendo insieme le parti spendibili e superstiti dei due storici partiti di massa italiani, arrivasse alla maggioranza necessaria per governare.

Non è dato registrare un evento, un libro, un discorso che entri nella pur ricca messe culturale dei valori della tradizione socialcomunista e cattolica, per trarne delle sintesi utilizzabili per i problemi attuali, per le sfide che attraversano il mondo.

Il dilaniamento, interpersonale, diffuso, vario e cattivo cui assistiamo, non può essere suffragato da un richiamo ad un principio dirimente, ad un argomento definitivo, ad un Giudizio di Dio, semplicemente perché di tutto ciò non c’ è mai stato o rimasto niente.

La seconda C va riferita a CONGRESSO; all’improvviso viene evocata come la panacea dei problemi d’incomunicabilità ed incomprensione, il luogo di decantazione dei problemi e distillazione delle soluzioni; ma se lo fai subito è una conta scontata; se lo fai dopo è l’apertura di possibili alternative all’uomo solo al comando.

Ma il Congresso non esiste: non esiste nello Statuto lo stesso termine, nè esistono le modalità di svolgimento che abbiamo conosciuto nella Prima Repubblica: le mediazioni, i compromessi, i colpi di mano, i sicari, ma anche i picchi oratori, le intuizioni geniali, le analisi illuminanti, le parole d’ordine indimenticabili; l’art. 9 titola: “Scelta dell’indirizzo politico mediante elezione diretta del Segretario e dell’Assemblea Nazionale” e spiega la fase della Convenzione per enucleare 3 Candidati e dell’elezione per scegliere il Segretario.

Lo Statuto è stato mutuato sul modello del partito personale di impostazione berlusconiana; qui non c’è una comunità politica che discute, si organizza ed esprime la propria leadership; c’è un capo che, in concorrenza con altri, si costruisce il proprio partito a sua immagine e volontà, legittimato in modo plebiscitario; perché poi lamentarsene se è lo Statuto che lo sancisce? Che Congresso invocare se non è previsto né prefigurabile.

La terza C per il caos è quella di CUPERLO: algido, asburgico, preciso; l’intellettuale che richiama in modo stentoreo all’aulico ed al nobile, che però se inciampa nella citazione clou, quella che muove gli affetti ed i sentimenti, e nel tono e nelle immagini si fa metafora di un momento storico, sono pasticci, il caos appunto: nemmeno di Cuperlo ci si può fidare!

La citazione dal film “Gioventù bruciata” con James Dean, è clamorosamente sbagliata; durante la sfida con le macchine verso il burrone, in cui vince chi salta per ultimo, non muoiono entrambi i contendenti, Jim Stark, alias James Dean, (Renzi?) vince la sfida gettandosi dall’auto sul ciglio del precipizio, l’altro muore perchè impigliatosi nell’auto. Che altro aggiungere? Forse CRISI, quella del governo Gentiloni.

Francesco Chiucchiurlotto (RES 69)

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