Il Presidente del Consiglio dei ministri aveva promosso ricorso su questioni di legittimità costituzionale in merito alla legge della Regione Lazio “Misure integrative, correttive e di coordinamento in materia di finanza pubblica regionale”, in relazione alle “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio” e per le “Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica”.

La Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale delle leggi regionali.

Il Presidente del Consiglio dei ministri aveva rappresentato che la Regione Lazio aveva istituito le zone per l’allenamento e l’addestramento dei cani, con possibilità di istituire zone destinate al solo allenamento dei cani, e previsto che queste ultime devono avere natura temporanea, operative dal 1° giugno al 31 agosto di ciascun anno.

La previsione è in contrasto con altra norma che stabilisce l’individuazione delle zone e dei periodi per l’addestramento, l’allenamento e le gare dei cani, anche su fauna selvatica naturale o con l’abbattimento di fauna di allevamento di specie cacciabili, che avvenga nell’ambito del piano faunistico venatorio, di competenza provinciale, con ciò «escludendo la possibilità del ricorso ad un atto legislativo».

Secondo la difesa dello Stato l’adozione del piano integrerebbe una norma di tutela ambientale, perché consentirebbe l’acquisizione di pareri tecnici e, in particolare, l’adozione del parere dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) che, nel «Documento orientativo sui criteri di omogeneità e congruenza per la pianificazione faunistico-venatoria», avrebbe indicato che l’attività dell’addestramento dei cani da caccia debba essere sospesa anche nel periodo aprile-luglio, per un periodo dunque più ampio rispetto a quanto previsto dalla legge regionale.

Con il medesimo ricorso il Presidente del Consiglio dei ministri aveva impugnato anche la legge che stabilisce, nelle more dell’attuazione della Disciplina delle attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni, che al personale iscritto all’albo nazionale dei giornalisti, che presta servizio presso gli uffici stampa istituzionali della Giunta e del Consiglio regionale, si applica il contratto nazionale di lavoro giornalistico.

Secondo la Presidenza del Consiglio il contratto nazionale di lavoro giornalistico sarebbe stato oggetto di rinnovo nel periodo 2010-2015, mentre la norma interposta avrebbe stabilito, come principio di coordinamento della finanza pubblica, quale limite al trattamento economico complessivo dei dipendenti pubblici per gli anni 2011, 2012 e 2013, quello del trattamento ordinariamente spettante per l’anno 2010. Inoltre, per effetto della privatizzazione, l’impiego pubblico sarebbe ormai disciplinato dalla contrattazione collettiva e dalle norme che regolano i rapporti di lavoro tra privati e la relativa disciplina andrebbe ricondotta alla materia dell’«ordinamento civile», di competenza esclusiva dello Stato, che deve garantirne l’uniformità su tutto il territorio nazionale.

La Regione Lazio non si è costituita in giudizio.