Blasi: “La Tuscia condannata a diventare la pattumiera del nucleare nazionale”

«Tralasciando ogni commento sulla storia di Sogin, su come è stato gestito il nucleare in Italia, sugli enormi costi che tutti i cittadini, praticamente in modo inconsapevole, sono stati chiamati a sopportare in relazione al problema delle scorie radioattive, quello che emerge in modo nitido è che il lavoro fatto, per la definizione della mappa dei siti idonei allo stoccaggio dei rifiuti nucleari, non fornisce un vero e ampio ventaglio di alternative ma, di fatto, sembra già condannare in modo inappellabile la Tuscia a diventare la pattumiera del nucleare nazionale.

A meglio guardare l’articolazione della mappa – afferma Massimo Blasi, segretario confederale CISAL, – si deduce benissimo che la provincia di Viterbo, dove si trova addirittura un terzo dei siti individuati, finirà per essere la prescelta: infatti, si nota chiaramente che, al netto di siti isolati e, francamente, improponibili (si pensi a Pienza in Toscana) le aree dove insistono una pluralità di siti (vero indicatore di idoneità) si riducono in tutto a 4: provincia di Alessandria, provincia di Viterbo, Basilicata/Puglia (Potenza, Matera, Taranto) e Sardegna (Oristano-Sulcis). In tale ambito, come detto, il Viterbese ha il non invidiabile primato di essere l’area con la più alta concentrazione di siti idonei. Preso atto di ciò, non deve essere sottaciuto che, in questa fase, può diventare elemento rilevante la capacità che mostreranno le popolazioni locali di porre in essere misure di protesta e contrasto rispetto alle opinabili decisioni di Sogin.

Anche in questo contesto la “concorrenza” di altri territori, storicamente abituati ad esprimere politiche di protesta (si pensi al Sulcis, a Taranto, alla Basilicata) rischia di collocare il Viterbese in una posizione molto debole. Ecco perchè la Cisal auspica che sia data una risposta compatta e unitaria, da parte di tutte le rappresentanze istituzionali, politiche e sindacali del Viterbese, fondata su una ampia partecipazione della popolazione, per opporsi alle inique decisioni di Sogin.

Quello che è importante, sostenere, in questa fase è la inidoneità di tutta la nostra provincia, evitando divisioni interne, sia in senso geografico che politico. Deve essere, infatti, chiaro ai cittadini del Viterbese, che la nostra provincia ha subito un grave torto: non è vero che il nostro sia tra i territori più adatti ad ospitare le scorie. È vero che lo sia diventato in base agli opinabili criteri adottati nella individuazione dei siti.

Nella redazione della mappa, infatti, sono stati completamente ignorati alcuni fattori, che attengono soprattutto alla geografia umana, quali lo stato agricolo/pastorale dei territori e, più ancora, la vocazione turistica connessa al valore storico e paesaggistico degli stessi, che, se fossero stati presi in considerazione, avrebbero completamente stravolte le conclusioni adottate. Sorprende inoltre, osservare che, anche in base ai criteri su cui si è fondata la scelta dei siti, vi siano delle clamorose incongruenze, dal momento che i siti del Viterbese presentano quasi tutti fattori ambientali (di natura idrogeologica e infrastrutturale) incompatibili con lo stoccaggio del nucleare.

Tuttavia di questi elementi, stranamente, non sembra essersi tenuto conto in modo adeguato. Come Cisal evidenziamo che l’insediamento del deposito nazionale delle scorie nucleari pregiudicherebbe il tessuto economico della Tuscia, terra ad alta vocazione agricola e turistica, con contraccolpi negativi di certo non compensabili dagli investimenti conseguenti alla realizzazione del Deposito, che, in larga misura, non sarebbero produttivi per imprese e lavoratori del posto. Le politiche si sviluppo del nostro territorio si fondano sulla valorizzazione delle economie cosi dette “green”, ad alto impatto ecologico; coniugare lo sviluppo con la tutela e la valorizzazione del territorio: questa è la scommessa su cui si deve fondare il rilancio economico della Tuscia; l’allocazione del deposito nazionale delle scorie nucleari sconvolgerebbe, in un colpo solo, il futuro della provincia di Viterbo».