VITERBO – L’Italia, si sa, è una nazione in cui le tradizioni sono dure a morire, anche quest’anno più di un milione di piccole vite sono pronte, o meglio, si stanno preparando ad essere barbaramente trucidate per dar luogo a sontuosi banchetti pasquali.

Ad onor del vero, la loro morte, sarà forse per quelle povere anime indifese una sorta di liberazione da una breve ma intensa vita trascorsa in gabbie di pochi centimetri più grandi di loro, con alimentazione forzata a base di composti inqualificabili imposti dalla nostra unione europea, a base sostanzialmente di carne liofilizzata, steroidi e mangimi da accrescimento rapido, che riportano a caratteri cubitali sui sacchi le immagini obbligatorie si “altamente tossico per ingestione e tossico per inalazione di vapori”.

Strappati immediatamente dalle rispettive madri, i piccoli ed indifesi agnelli vengono subito inseriti in gabbie singole, escludendoli così selvaggiamente dal loro principale e indispensabile affetto, dalla possibilità di movimento che gli provoca atroci crampi e non ultimo da quello spassoso gioco nei prati che contraddistingue ogni sorta di cucciolo, dall’elefante al moscerino.

Cerchiamo di dimenticare anche i lunghi spostamenti dai paesi dell’est all’Italia, su camion ultra-colmi di corpicini ammucchiati sino all’inverosimile, esposti per ore e giorni a fame, sete e freddo pungente che determina la morte di almeno un quinto del carico.

Questo trattamento “ di favore” da lager, avviene di solito negli stabilimenti controllati dalle autorità sanitarie, ma si fa sempre più largo un lato occulto in questa torbida filiera pasquale e forse quello oggi, maggiormente sviluppato: gli allevamenti non riconosciuti o clandestini. In queste fogne a cielo aperto, la malavita organizzata gestisce queste tenere bestioline con una atrocità e una violenza inaudita. Alimentati con ogni sorta di scarto industriale, tossico o no, vanno ad ungere la grande macchina del riciclaggio delle materie da smaltire altamente tossiche e pericolose, con conseguente atroce sofferenza dell’animale e una enorme forma di pericolo per gli ignari consumatori. Talvolta spinti dalla enorme fame, gli agnelli sono costretti a mangiare escrementi di maiali e di mucche, spesso infetti a loro volta.

Ma veniamo adesso alla ciliegina sulla torta: la catena halal: riguarda la religione musulmana, qui la crudeltà e la spietatezza umana, mostrano il loro lato migliore. I teneri agnellini vengono cresciuti con il disprezzo che si riserva ad ogni tipo di forma vivente non umana, poi, dulcis in fundo, vengono appesi per le zampe e sgozzati da vivi, con un procedimento lentissimo (mi riservo per ribrezzo di citare il dolore per l’animale che si contorce urlando sino a due ore) che consente al sangue di non coagulare e di uscire integralmente dal suo corpo, colpito più volte in punti non mortali proprio allo scopo, esattamente nel rispetto della religione.

Adesso e solo adesso, mi sento di poter augurare a tutti i divoratori di costolette d’agnello, una “fantastica” Pasqua gastronomica”.

Leonardo De Angeli

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