VITERBO – Al Centro Provinciale Istruzione per Adulti (CPIA) di Viterbo, sotto la guida della dirigente, professoressa Francesca Sciamanna, prosegue l’applicaziodelne progetto europeo Life, All-che trova la sua collocazione e si presenta come un valido aiuto per coloro che insegnano nei corsi di ingua italiana L2 e presso associazioni che lavorano con migranti.

Lo scopo del progetto è quello di collegare le attività di apprendimento non formali e formali
per migliorare le capacità L2 e l’inclusione sociale.

Per fare ciò, il progetto ha sviluppato un kit di strumenti (toolkit: http://lifeallin.github.io/ )
con esempi di buone pratiche che possono essere utilizzati in diverse realtà e in diversi paesiT. Tra le buone pratiche presentate nel toolkit, da citare la scrittura di aneddoti (writing
anedocts), le visite culturali (cultural visits), la pratica di conversazione ed esercizi di scrittura
in caffè letterari (language café), il racconto di storie con l’ausilio della tecnologia digitale
(digital story telling) e varie altre attività.

Il parere degli insegnanti se gli studenti abbiano acquisito – tramite l’attività non formale – nuove/maggiori abilità linguistiche è: “Chi più chi meno, soprattutto nell’uso della lingua in un contesto non formale. In una situazione più rilassata rispetto alla classe, gli studenti si sentono più liberi di parlare e anche di commettere errori; poiché viene utilizzato un linguaggio non formale/quotidiano, diverso dal contesto scolastico.”

“Gli studenti – aggiungono gli insegnanti – si sentono più liberi di esprimersi senza preoccuparsi di commettere errori e di parlare di argomenti non relazionati alla scuola. E’ meno noioso, più dinamico. Non sostituisce il lavoro di classe per quel che riguarda la grammatica e le regole generali della lingua, ma è una combinazione molto positiva”.

Appare dunque molto chiaro che le attività di apprendimento non formale abbiano molteplici effetti positivi sia sugli studenti che sugli insegnanti: entrambi cambiano il contesto scolastico per ritrovarsi in un ambiente diverso e spesso più stimolante, l’attività risulta divertente per ambo le parti e i risultati, in termini di apprendimento, sono buoni. Studenti e insegnanti hanno la possibilità di conoscersi meglio, vengono instaurati legami più forti tra gli studenti, con conseguente miglioramento dell’inclusione sociale, e vengono loro fornite utili informazioni sulla città e sui luoghi di cui potrebbero aver bisogno nel futuro per questioni di vario tipo (burocratico e non).

Quando le insegnanti sono state intervistate, è stato chiesto loro se pensavano che le attività
non formali aiutassero i loro studenti nell’apprendimento. E molte di loro, con una luce negli
occhi, hanno risposto: «Non è che lo pensi, lo so per certo!».

Questo è quanto è stato fatto in due anni di progetto: le attività non formali sono state ampiamente apprezzate dagli studenti e dagli insegnanti che le organizzano grazie al supporto del dirigente scolastico, hanno prodotto buoni risultati nell’apprendimento e forniito un’occasione di inclusione sociale.

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