Palazzo Donnini

Nacque a Toscanella  alla fine del 1500, era figlio di Francesco; la famiglia risiedeva nel bel palazzo nella contrada di San Pellegrino. Lavorò a Roma in Campidoglio come scriba senatus ( segretario).  Amava l’arte e quindi raccolse tanti oggetti nel suo palazzo.  Non aveva famiglia ed allora il 5 maggio 1651 chiamò un notaio e fece scrivere il suo testamento: “Perché dall’Eminentissimi Signori Vescovi della Città di Toscanella è stato detto al detto Signor Testatore più volte, che se loro avessero avuta abitazione buona in detta Città di Toscanella loro c’averiano abitato molti mesi dell’anno,  che non ci abitano per non avervi abitazione buona, perciò,  avendo esso Signor Testatore riguardo al Servizio della Chiesa di Toscanella e delle anime che sono in detta Città,  lascia alli detti Eminentissimi Signori Vescovi , che saranno di detta Città, la Palazzina o Casamento che ha in detta Città di Toscanella con tutti li marmi bianchi e mischi lavorati e non lavorati, statue e tavole e tavolini et altre pietre di qualsivoglia sorte. Item lascia similmente alli suddetti Signori Vescovi il Giardino attaccato e contiguo o, per dir meglio, conionto con la suddetta Palazzina con tutto quello che è dentro come pile di marmo e fontane, cannoni di piombo che fanno giochi di acqua et altre spettanti a detto Giardino … dichiarando e proibendo che non possino levar via né portar fuori della suddetta Palazzina cosa alcune delle lassate, né se ne possano servire altrove ma che il tutto debba restare sempre fermo in detta palazzina per abbellimento  in detto luogo, dichiarando anco che detti Signori Vescovi non possano locare né affittare o in qualsivoglia altro modo dare, né concedere la detta palazzina e giardino e tutto altro da detto Signor Testatore lasciato, ma debbano stare per usi loro e non d’altri senza alcun deterioramento tanto della Palazzina , come Invetriata e tutto quello che vi ha lasciato dentro. … Esecutore del Testamento esso Testatore deputa il molto illustrissimo Signor Hippolito Cavetani de Toscanella con tutte et singole facoltà et autorità che si sogliono concedere a simili Esecutori Testamentari.”

Nella descrizione del suo palazzo si legge che era composto da:  atrio, sala della galleria, stanza vicina alla sala, stanza contigua, altra stanza contigua,  Ringhiera di ferro,stanza vicino alla cappelletta,  piano nobile con l’appartamento per il vescovo con quattro stanze, loggia del giardino,  secondo piano,  scuderie, giardino con cinque fontane e la peschiera. Nel 1653 fu posta quest’iscrizione per la memoria: “ALPHONSO DONNINO CIVI TUSCANENSI S. P. Q. R.  SCRIBAE QUI ERGA PATRIAM    HAEDES HASCE STATUIS TABULISQUE EXORNATAS HORTUMQUE FONTIBUS IRRIGUUM EPISCOPIS HUIUS CIVITATIS UT COMMODIUS DIUTIUSQUE INCOLERENT EX LEGATO RELIQUIT FRANCISCUS MARIA CARDINALIS BRANCATIUS EPISCOPUS TUSCANENSIS ET VITERBIENSIS  AMICO BENEMERENTI GRATI ANIMI MONUMENTUM POSUIT ANNO DOMINI MDCLIII“.

Dopo il terremoto del 1971 fu prelevato tutto ciò che era nel palazzo vescovile ed ora è completamente vuoto. Ciò che c’era è disperso o è a Viterbo: la statua del periodo romano di Artemide Efesia, la statua in marmo di David,  una statua acefala in marmo bianco, i busti marmorei,  lo stemma farnesiano in marmo bianco, dipinti, tavole intarsiate.  Speriamo che presto riprendano i lavori del definitivo restauro e che il palazzo torni ad essere usato dalla Chiesa di Tuscania. Auspichiamo che anche i beni che sono stati spostati, a causa del terremoto,  possano essere qui  riportati.

Mauro Loreti