VITERBO – “Quattro morti violente, di cui due suicidi, nello scenario della Roma primo Ottocento, ai tempi della battaglia di Marengo, con rivoluzionari e papalini a contendersi libertà e potere.

Tre location emblematiche: chiesa di Sant’Andrea della Valle, Palazzo Farnese e Castel Sant’Angelo. Tre personaggi sanguigni: Floria Tosca, Mario Cavaradossi e il barone Scarpia.

In sottofondo una musica melodiosa e vibrante a rimarcare, come in un film, atmosfere, amore, passione, odio, inganni, gelosie e morte. Si è presentata così la Tosca di Giacomo Puccini (Produzione Europa Musica) alla riapertura alla lirica, ieri sera, del Teatro dell’Unione di Viterbo dopo sei anni di chiusura forzata per interminabili lavori di restauro.

Sul podio il giovane Claudio Maria Micheli che estrae dall’Orchestra Sinfonica Europa Musica ogni coloritura possibile per rendere l’esecuzione allineata alle nervose cadenze pucciniane.

Improvviso e cupo il tema di Scarpia nell’inicipit dell’opera, riproposto con inedite varianti alla fine del primo e secondo atto. Solenne l’incedere incalzante del Te Deum, evocativo di una liturgia cancellata e da noi rimpianta. Complimenti ai corni per i puntuali attacchi del terzo atto le cui note ristagnano sulle brume di Castel Sant’Angelo, a presagire il dramma di Tosca e del suo amante. Generoso, con meritati applausi, il tenore Piero Giuliacci nei panni di Mario Cavaradossi (ha dovuto sostituire all’ultimo momento Gianluca Zampieri). Ottime le voci e l’interpretazione del soprano Paola Di Gregorio (Tosca) e del baritono Giulio Boschetti cui vanno riconosciuti padronanza nei movimenti ed acuti laminati “Un tal baccano in chiesa …”. Bene il basso Carlo Di Cristoforo nella parte di Angelotti a testimonianza della cura che la Produzione ha riservato all’intera esecuzione. Regia di Gianmaria Romagnoli aderente, grazie a Dio, al libretto di Illica e Giacosa. Unica licenza tre pugnalate, anziché una, sul petto di Scarpia. Originali taluni ferma-immagini tra Scarpia e Tosca nel secondo atto, come a sottolineare il bene e il male. Insolita e gradita la presenza in scena del pastorello (Eleonora Leonori) solitamente con voce fuori campo. Teatro esaurito in ogni ordine di posti. Un segnale incoraggiante per prossime e auspicabili occasioni. Prolungati applausi per tutti”.

Vincenzo Ceniti

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