Il 10 maggio p.v., alle ore 17, presso l’Accademia di Danimarca in via Omero 18, Roma, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale presenta per la prima volta al pubblico il restauro della Tomba dei Vasi dipinti nella necropoli dei Monterozzi di Tarquinia, reso possibile grazie al generoso contributo della Ny Carlsberg Foundation, che ha finanziato i lavori per il tramite dell’Accademia di Danimarca con un accordo di sponsorizzazione tecnica.

All’evento, a numero chiuso è possibile partecipare di persona solo su invito, ma potrà essere seguito da tutti su piattaforma Zoom (ID: 886 9449 5603; Passcode: 531113).

Interverranno: Daniele Federico Maras, funzionario archeologo responsabile di zona; Annette Rathje, professore emerito all’Università di Copenhagen; e Adele Cecchini, che ha curato il restauro, tra i massimi esperti del restauro e della conservazione delle tombe dipinte di Tarquinia.

Il focus andrà subito sui principali aspetti dell’intervento, con un dibattito dal titolo: “Tutela e restauro a Tarquinia: nuova vita per la Tomba dei Vasi Dipinti”.

Un recupero nel segno della tutela, che ha portato a nuova vita questa tomba straordinaria, scoperta nel 1867 e gravemente danneggiata dai ladri d’arte (i famigerati “tombaroli”, che nel 1963 utilizzarono una motosega per tagliare e rubare ampie porzioni della decorazione dipinta.

L’intervento di restauro non è stato pertanto solo un progetto di conservazione, ma ha permesso di riportare la tomba al suo antico splendore, per poter apprezzare il rilievo del monumento nell’ambito dell’arte funeraria etrusca per la qualità calligrafica dei dipinti.

Grazie a foto e acquerelli d’epoca, e altri simili conservati alla Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen, si è potuta integrare una parte delle figure perdute, tra cui la struggente rappresentazione di uno scambio di affetto coniugale. È stata inoltre rinvenuta una nuova porzione della decorazione comprendente una danzatrice, rimasta finora ignota poiché avvolta da un velo calcareo.

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