L’altra sera ero a cena per un compleanno, in un ristorante nella valle tra Civita di Bagnoregio e Lubriano, ed ho goduto sino all’imbrunire della vista più bella che “la città che muore” può offrire: quella in tutta la sua orizzontalità, con il suo profilo mozzafiato interrotto dal possente campanile della Chiesa di San Donato, ed il blocco tufaceo sul quale sorge l’abitato.

Poi ci siamo seduti a tavola sotto l’ampio porticato, e tramontato il sole, pian piano Civita è stata avvolta dalle tenebre, facendo cessare in modo inatteso quella visione fascinosa che da sempre la contraddistingue.

Eppure alcuni giorni prima era stata annunciata, non senza enfasi mediatica, l’inaugurazione della nuova illuminazione!

Ho scattato una foto a quel buio interrotto solo da un paio di luci l’ho “postato” su fb, con un commento: “Vigilia di Ferragosto: da Lubriano la famosa illuminazione di Civita!”

Il Sindaco di Bagnoregio, Luca Profili, giorni dopo, gentilmente mi trasmette una foto stupenda di Civita illuminata dalla parte del ponte e che con la complicità di una luna quasi piena, dava al paesaggio un’atmosfera magica.

Luca nell’augurarmi “Buon Ferragosto”, mi invitava a vedere il frutto dell’intervento effettuato dall’Amministrazione che presiede, di cui la foto dava già ampio conto.

Dal suo punto di vista, peraltro condiviso, i conti tornano: solo i turisti ed i cittadini che vanno a Civita pagando, godranno della nuova illuminazione, non certo da Lubriano o da altri posti, segnando così l’evoluzione, o meglio l’involuzione, della classe dirigente della Teverina, negli ultimi trent’anni, in termini di visione, associazionismo e collaborazione.

Per prima cosa due libri: “CIVITA senza aggettivi e senza altre specificazioni” di Giovanni Attili – Quodlibet editore – e “CIVITONIA  di Giovanni Attili e Silvia Calderoli – che analizzano il fenomeno del turismo di massa e ne propongono delle alternative.

Il primo è uno struggente racconto di com’era Civita ed i suoi abitanti, prima: Giorgio Agamben pone e sviluppa il tema dell’abitare i luoghi; poi il ricordo dei suoi abitanti-personaggi, con la loro memoria, il loro viverci, le loro storie; Astra Zarina, nel ’63 a Civita a studiarla con i suoi studenti di architettura dagli USA, e a tentare di ripopolarla.

Poi su tutto l’eutanasia silenziosa di una corrosione inarrestabile di sabbie, crete, sedimenti, nei secoli dei secoli, amen.

Nel secondo libro, le ipotesi sui possibili interventi, di fantasia, immaginazione, creatività.

Credo che Luca, ma anche Francesco Bigiotti da cui tutta la nuova fase è iniziata, conoscano le domande che questi libri pongono e cerchino le risposte che servono.

Mi permetto di indicare un inizio nuovo che viene da una esperienza vecchia: nel Consorzio Teverina (l’ho presieduto per 6 anni) i finanziamenti regionali, talvolta anche cospicui, non li dividevamo in parti uguali per i 6 Comuni che componevano il Consorzio; ma per 7, aggiungendo Civita e le sue necessità, come patrimonio simbolico di tutti noi.

Ecco quindi che andrebbe ripreso quello spirito associativo e solidale e trovare il modo per illuminare Civita anche verso Lubriano, e verso i luoghi da cui sia possibile vederla.

Se si vuole Civita di Bagnoregio PATRIMONIO DELL’UMANITA’, come non farla da subito  PATRIMONIO DELLA TEVERINA?


Francesco Chiucchiurlotto