Alfredo Boldorini

«Con riferimento al procedimento penale che nell’agosto 2016 ha visto coinvolto Alfredo Boldorini, già Presidente del Consiglio Comunale di Bassano Romano, all’epoca con deleghe allo sport, alla sicurezza e Polizia Locale, si rappresenta che detto procedimento è stato archiviato con decreto 21 novembre 2018 emesso dal GIP presso il Tribunale di Viterbo, su conforme richiesta del PM.

Dopo articolata attività difensiva, – scrive l’Avv. Marco Russo, legale di Alfredo Boldorini, – è stata accertata la totale insussistenza delle condotte originariamente contestate al mio assistito nella qualità di Consigliere Comunale, con riferimento ai rapporti di natura professionale intercorsi con una dipendente della Polizia Locale, nell’ambito di un rapporto che è stato qualificato di natura “confidenziale sempre limitato alla mera sfera professionale” anche in ragione della “quantità dei messaggi e soprattutto del loro contenuto, inviati reciprocamente da entrambi” che ha portato prima il PM e poi il GIP, ad escludere la sussistenza di qualsivoglia condotta illecita.

Il dato che al contrario emerge agli atti è che, a fronte di una gestione politica strumentale di tale vicenda da parte degli organi comunali, non propriamente equilibrata ed equidistante, il Boldorini, dopo neppure due mesi di mandato, non solo è stato estromesso dall’esercizio delle funzioni comunali originariamente assegnate, anche sulla base di una volontà popolare democratica (avendo conseguito 148 preferenze e risultando tra i più votati), ma è stato oggetto di un vero e proprio “defenestramento” politico, con modalità che oggi come allora, non possono non apparire che pretestuose ed arbitrarie.

La definizione favorevole del procedimento penale a suo carico, certamente non è stata il frutto del caso o della “sorte”, quanto di una disamina attenta dei fatti posti all’attenzione dell’Autorità Giudiziaria: tale epilogo chiude per sempre una vicenda che è stata per lui particolarmente dolorosa, sia sotto il profilo professionale che familiare, riabilitandone la figura umana e restituendogli la dignità ingiustamente intaccata».