CORCHIANO – “Inaugurata a Corchiano la II Mostra omaggio a Gabriella Ferri nella splendida Sala Pinacoteca di Palazzo San Valentino in occasione dei suoi 75 anni, manifestazione inserita nel programma dei Festeggiamenti in onore della Madonna delle Grazie.
Una mostra-evento (aperta fino al 23 settembre) curata da Ferruccio R. Nocente che ha messo a disposizione la sua collezione privata di pezzi unici ed originali appartenuti a Gabriella; i suoi disegni, le tele, i quadri, le sue riflessioni scritte e le sue poesie, che mettono in evidenza la grandezza e la modernità di un’artista a 360°, le “3 anime di Gabriella Ferri”: la cantante (quella più conosciuta), la pittrice e la scrittrice.

La mostra mette anche in evidenza l’altra anima di Gabriella Ferri, quella più segreta e meno conosciuta: la donna, la mamma, la nonna; frammenti della sua vita reale che emergono con forza dai suoi oggetti, dalle sue foto, dai suoi abiti, dalle storie, dai racconti di successi ma anche di solitudine e di infelicità che fanno da contraltare ai trionfi e alla consacrazione. La sua parte più intima e fragile, quella degli affetti famigliari, delle amicizie e degli amori, quella della vita reale lontana dai riflettori, dalle luci, dagli applausi dove ognuno fa i conti con sé stesso.

Le difficoltà, la depressione, il peso della popolarità, la necessità di fuggire.

L’amore per Corchiano, un amore forte, intenso, nato subito alla prima visita, la sua casa nell’incanto delle “forre”, la pace e la tranquillità, il silenzio e le passeggiate nella natura, il rispetto discreto e affettuoso della gente di Corchiano, le abitudini e la vita semplice. La passione per le tradizioni, l’amore per gli stornelli romani nella terra dove sono nati i “canti fescennini”.

Poi l’incidente, la morte nel 2004 che lega Gabriella a Corchiano in modo indissolubile, che fa emergere un personaggio tutto da scoprire che pur rappresentando la tradizione popolare traspira una modernità incredibile e fuori dal tempo.

Una donna “controcorrente” nei suoi modi di fare, di vestire, di esprimersi, di guardare il mondo. Curiosa, aperta a nuove e diverse culture e nello stesso tempo garante delle tradizioni popolari della sua Roma, “depositaria di una cultura millenaria”.

Appassionata come donna e come artista. Attenta alle persone e aperta agli altri, istaurava con tutti un dialogo alla pari con semplicità e senza imbarazzi o sovrastrutture. Mamma e Nonna amorosa, affettuosa e premurosa.

Gabriella amava il palcoscenico ma ne aveva paura e quindi diventava “spavalda per timidezza”. Amava cantare ma soffriva il peso della popolarità. Personaggio forte fuori e fragile dentro.

Fellini l’ha definita un “pagliaccio di razza”: il pagliaccio è una figura misteriosa che si nasconde dietro al suo trucco, fa ridere e proprio per questo è condannato a far ridere ed in questo c’è tutta la sua tragicità.

Cosi era effettivamente Gabriella Ferri, una donna e un’artista capace di toccare tutte le corde dell’animo umano, geniale e quindi sola. Abbracciava tutto e tutti ma spesso non si sentiva compresa. La solitudine dei talenti, soli e speciali che vivono la loro vita così in profondità dove gli altri non riescono ad arrivare”.

Dr. Pietro Piergentili
Assessore alla Cultura

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