Paolo Auriemma

 

VITERBO – “In data odierna, personale della Polizia Stradale di Viterbo e della Compagnia della Guardia di Finanza di Viterbo, che hanno svolto le indagini anche con la cooperazione e la collaborazione, per gli aspetti patrimoniali e tributari, del personale dell’ Agenzia delle Entrate Ufficio di Viterbo, hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare degli arresti domiciliari, emessa dal Gip di Viterbo Savina Poli, nei confronti di sei persone per il reato di associazione a delinquere a carattere transnazionale finalizzata alla commissione di reati contro la fede pubblica ed il fisco.

Le indagini, che hanno portato alla applicazione della misura restrittiva, hanno riguardato l’esistenza di una struttura facente capo a un imprenditore viterbese (amministratore di fatto delle società che gestiscono un concessionario auto), stabilmente dedita all’importazione dalla Germania di autovetture in evasione dell’IVA, il cui programma criminoso è realizzato attraverso plurimi meccanismi illeciti, quali l’emissione di fatture soggettivamente inesistenti da parte di un gestore del concessionario tedesco di autovetture nei confronti di società con sede fittizia in provincia di Latina; la falsificazione dei documenti di circolazione dei veicoli o l’intestazione fittizia all’estero di targhe provvisorie e delle carte di circolazione a privati; la materiale falsificazione delle fatture emesse per far risultare importatore una società con sede in Foggia; le false dichiarazioni sostitutive di atto notorio con cui si faceva apparire l’operazione soggetta al regime del margine così ottenendo, presso l’Agenzia delle Entrate di Foggia, lo sblocco all’immatricolazione dei veicoli senza il previo versamento dell’IVA; le false dichiarazioni sostitutive di atto notorio, in molti casi prodotte dal titolare di un’agenzia di pratiche auto, presso la M.C.T.C. di Foggia, su incarico delle società in questione, dirette creare l’apparenza di una cessione dei veicoli importati effettuata da tali società nei confronti di soggetti privati, a nome dei quali viene chiesta l’immatricolazione.

Il meccanismo fraudolento accertato si completa attraverso l’emissione di ulteriori fatture di vendita soggettivamente inesistenti emesse dalle società in questione nei confronti di quelle dell’imprenditore viterbese.

Le società cartiere non provvedono poi al versamento dell’IVA e il risparmio su tale imposta consente alle società dell’imprenditore viterbese – che a sua volta matura indebiti crediti IVA o applica illegittimamente il più favorevole regime del margine – di collocare le vetture sul mercato a prezzi vantaggiosi, a discapito delle imprese concorrenti che operano nel rispetto delle regole, così lucrando un profitto illecito che, in parte, viene versato ai concorrenti per l’attività da loro prestata in favore dell’organizzazione.

Il volume di affari accertato delle autovetture importate dal fornitore comunitario per il tramite della interposta  è pari a circa €. 2.900.000,00 per il solo anno di imposta 2015″.

Paolo Auriemma
Procuratore della Repubblica

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