Nella speranza che il prossimo anno accademico potrà svolgersi in presenza, anche quest’anno il Censis ha stilato la classifica degli atenei italiani, statali e non statali, che da sempre guida i futuri studenti nella ardua scelta dell’università. 

La classifica Censis compie un’articolata analisi del sistema universitario italiano attraverso la valutazione degli atenei (statali e non statali, divisi in categorie omogenee per dimensione) relativamente a: servizi erogati, borse di studio e altri interventi in favore degli studenti, strutture disponibili, comunicazione e servizi digitali, livello di internazionalizzazione.

L’Università degli Studi della Tuscia, collocata tra i piccoli atenei statali (meno di 10 mila iscritti), perde una posizione rispetto alla classifica del 2019/2020. Si colloca all’ottavo posto su dieci, con 78,2 punti in totale (77,5 punti in totale lo scorso anno), quasi 15 in meno della capolista (Camerino). Carentii rimangono la voce “servizi digitali e comunicazione” (66 punti rispetto ai 67 dello scorso anno), che colloca l’ateneo viterbese in ultimo posto, e la voce “borse” (69 punti rispetto ai 70 dello scorso anno). Cala, per ovvie ragioni (come spiegato nella nota metodologica), la voce “internazionalizzazione”, che vede comunque la Tuscia al 4° posto, ma sono confermati i punti di forza dell’Ateneo, cioè le strutture e l’indice di occupabilità dei laureati.