ISCHIA DI CASTRO – “Non saprei a livello nazionale, ma all’interno del PD della provincia di Viterbo rischiamo di assistere ad una situazione del tutto simile ai “capponi di Renzo”. Il geniale episodio manzoniano è ben noto: i quattro capponi, con il collo ben stretto fra le mani di Renzo e destinati a misera fine, intanto s’ingegnavano a beccarsi l’uno con l’altro, come accade troppo sovente tra compagni di sventura.

Così nel PD, usciti malconci dalle urne e sull’orlo di una china esiziale, invece di prendere atto del severissimo monito degli elettori, rischiamo di cedere alla tentazione, umana ma poco proficua, di scaricare la colpa sugli altri, in particolare i compagni di partito!

Quasi si volesse approfittare del grave momento più per regolare una volta per tutte conti e dinamiche interni che per cogliere l’occasione di un profondo affrancamento proprio da queste dinamiche, invise, evidentemente, agli elettori.

È una situazione alla quale tutti, ma soprattutto chi più può, abbiamo l’obbligo morale di provare a rimediare.

Infatti, chi si pone a leader di uno schieramento ne è legittimato essenzialmente da due cose: dalla capacità di essere “guida”, guardando (o almeno provando a guardare) più a lungo e più chiaramente degli altri, e dall’anteporre, sempre e comunque, il bene della comunità che intende rappresentare al proprio, quale che sia questo bene. Ecco la differenza, per esempio, fra Leonida che cade guidando i suoi trecento spartani alla morte ma anche alla gloria eterna e capitan Schettino, che è il primo a mettersi in salvo.

Tornando alla situazione locale, si parva licet componere magnis, un urgente e necessario segnale di inversione di rotta per il PD deve venire dall’elezione di un nuovo segretario e di una nuova segreteria provinciali senza il ricorso all’ennesima, fratricida, insensata, dilacerante conta all’ultimo voto, alla quale, per altro, i delegati in assemblea potrebbero e dovrebbero opporsi. Vi dovrebbero invece essere coinvolte tutte le forze rappresentate dalle tre liste a base dell’elezione dell’assemblea provinciale, una a trazione panunziana, una a trazione fioroniana e l’altra sotto l’egida del segretario dimissionario (cui va riconosciuto almeno il merito di aver interpretato col suo farsi da parte la gravità della situazione), in uno spirito di lealtà e di sinergia, non di prova di forza interna.

Una cosa del genere deve innanzitutto partire da chi, appunto, può agire quale riferimento delle forze in campo. Questo sarebbe veramente da leader, anche più e meglio che vantare, comunque a buon diritto e meritoriamente, trascorsi ministeriali o valanghe di preferenze”.

David Lodesani
Segretario PD Ischia di C.

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