La Cooperativa Il Chiarone di Pescia Romana ha detto No al deposito delle scorie nucleari a Montalto e nella Tuscia.

«Le localizzazioni proposte da Sogin non hanno fondamento scientifico. Perfino gli esperti di Sogin – scrivono Angelo Brizi e Alfiero Grandi – hanno ammesso che una vera indagine verrà fatta solo nella località individuata come sede del deposito nazionale.

La Cooperativa dopo due seminari, con esperti, tra marzo ed aprile 2021, ha inviato un documento a Sogin che motiva il No al deposito.

L’intervento svolto il 9 novembre – in sintonia con Costa Selvaggia e Ansedonia 3 che hanno raccolto 550 firme – ha contestato le proposte di Sogin, dimostrando che il deposito nazionale per le scorie radioattive non deve essere collocato né a Montalto di Castro nè nella Tuscia.

Ad esempio, Sogin ha escluso le aree vicine a fiumi e mare, ma non ha escluso l’area di bonifica di Pescia Romana, che ha consentito all’attività agricola di diventare un pilastro dell’economia locale. La sola notizia che il deposito delle scorie poteva essere collocato nell’area ha allarmato i mercati di sbocco delle produzioni specializzate locali.

Il risanamento del territorio ha reso possibili insediamenti turistici sul mare (Costa Selvaggia, Ansedonia), agriturismi, campeggi, locali in affitto. Il turismo è il secondo pilastro dell’economia locale.

Il deposito creerebbe problemi e rischi alla salute delle persone e all’ambiente, con un rilascio di radioattività che si sommerebbe a quella di fondo esistente. Il territorio ha già patologie, anche tumorali, superiori alla media.

Ci sono possibilità di incidenti, malfunzionamenti, errori umani perché il ciclo del nucleare, compreso lo smaltimento delle scorie, rappresenta un pericolo per le popolazioni e l’ambiente durante il funzionamento e in caso di incidente.

Le associazioni ambientaliste hanno messo in evidenza che il deposito sarebbe troppo vicino ai parchi esistenti, ai siti culturali.

La viabilità subirebbe vincoli, distorsioni, blocchi per decenni a causa del transito delle scorie in arterie di grande traffico. I trasporti pericolosi sono previsti per decine di anni. Senza dimenticare i pericoli per terremoti, incidenti a terra e in volo, possibili attentati.

Lo smaltimento delle scorie deve tenere conto che l’Italia ha chiuso con il nucleare nel 1987 e ha confermato la scelta nel 2011. Le scorie sono l’eredità negativa del passato nucleare.

E’ sbagliato e inaccettabile mettere scorie pericolose ad alta radioattività, che durano migliaia di anni, insieme a quelle a medio-bassa. Le direttive internazionali lo vietano. Perfino la Francia ha previsto due depositi distinti e quello per le scorie pericolose sarà geologico, a 500 metri di profondità.

Sogin ha proposto di costruire un “deposito provvisorio” per le scorie pericolose nella stessa area ma questo non risponde ai criteri europei e richiede un impianto che ne dovrà garantire il decadimento; lo spostamento dal deposito provvisorio raddoppierebbe costi e pericoli. Evidente il rischio che il provvisorio diventi definitivo. Il deposito durerà almeno 400 anni, un’enormità anche senza le scorie più pericolose. Un pessimo regalo per le future generazioni.

La Cooperativa ha inviato critiche alla relazione conclusiva di Sogin e anche al Governo denunciando che Enel vuole riutilizzare la centrale elettrica di Montalto con un progetto (2019) autorizzato dal Governo(2021) sostituendo 4 delle 8 unità a gas, per 600 MW totali.  Per ogni ora di accensione di unità di produzione da 150 MW ci sarebbe un’emissione di fumi di  1.300.000 NM3/ora, con tonnellate di CO2, Kg di ossidi di azoto e di monossido di carbonio. L’entrata in funzione di tutte le unità produttive moltiplicherebbe i quantitativi per 4.

Non sono nel progetto, né risultano richieste dal Comune di Montalto e neppure dalla concessione del Governo misure tecniche per ridurre al massimo le emissioni. L’Amministrazione di Montalto ha sbagliato a discutere il riavvio della centrale a gas prima di avere ottenuto da Sogin la cancellazione del deposito delle scorie nucleari.

Sogin deve togliere Montalto e la Tuscia dall’elenco dei depositi delle scorie radioattive. Continuerà l’impegno per impedire lo scempio del territorio».