Il declassamento del Punto di Primo Intervento, del Civico Ospedale di Montefiascone, se da una parte lascia tutti perplessi, dall’altra, per come i fatti e le vicende si sono svolte negli ultimi vent’anni, c’era d’aspettarselo, anche se, speriamo fortemente che non accada.

Credo che sia molto utile sottolineare il continuo negativo cammino in cui si è trovato il civico ospedale, cammino che faceva presaggire la sua definitiva chiusura. Il tutto è iniziato al tempo del sindaco Mario Trapè, poi giù giù, fino ad oggi, sempre peggio, con una serie di tagli che hanno ridotto il Civico Ospedale al nulla.

Chi non ricorda la famosa manifestazione cittadina sotto Palazzo Doria alla quale seguirono tante inutili parole ed oggi, come allora, si dimostrano più che mai, vuote, solo promesse di stampo più a sfondo politico che sanitario, nell’interesse dei cittadini senza alcun fatto concreto? Chi non ricorda i tuoni, le sollecitazioni accorate, le soluzioni che sembravano fatti oggettivamente reali, di facile attuazione dell’attuale sindaco Massimo Paolini quanto sedeva tra gli scanni dell’opposizione?

Una cosa è certa e su questo c’è poco da elucubrare. L’ospedale di Montefiascone, da diversi anni, non è più un ospedale nel senso stretto del termine. La leggendaria storia di Ematologia per cui si ricorse alle offerte dei cittadini poichè in esse sembrava essere la soluzione del problema la dice lunga? Dov’è finito tale reparto? Diversi sindaci hanno cercato di farci credere, addirittura ricorrendo alla colletta cittadina… i soldi donati dai cittadini che fine hanno fatto?

Il poco che è rimasto come il Punto di Primo Intervento, sarà molto difficile che non sarà trasformato; non sono certo i tuoni e le rassicurazioni del sindaco Paolini che potranno impedirlo, come già accaduto in passato e la storia insegna.

Mi domando e rifletto: ma qualcuno dei nostri grandi strateghi, specialmente politici, si sono mai posti il problema di come è nata la forbice dei seimila interventi annui per avere e giustificare sul territorio un Pronto Soccorso?

E’ giunto il momento, a mio modesto avviso, di cambiare strategia, modo di ragionare, in tutta la sanità del viterbese con il suo Alto Lazio per poi rappresentare le nuove posizioni e valutazioni in Regione prima ed al Ministero della Sanità poi. Il D.M. settanta del duemilaquindici, la delibera regionale duemilaquattrocentoquarantasette del ventotto dicembre duemiladiciotto, hanno determinato ed elaborato una serie di parametri tenendo conto della città di Roma ove un quartiere vale oltre dieci volte Montefiascone per cui è uscita fuori la forbice dei seimila interventi annui. Quì è, a mio modesto avviso, il nocciolo della questione ed il punto ove cambiare sia nel ragionamento che nei parametri matematici dei costi gestionali.

Cambiare il concetto di ospedale provinciale, che deve essere solo un’eccellenza introducendo il concetto nuovo di ospedale di territorio che deve assolvere a compiti minori ma utili e necessari, gestito e rapportato con termini di relazione sia in base al numero degli abitanti, sia in base del principale lavoro che essi svolgono sul territorio, sia in base alla quantità di superficie geografica che si va a ricoprire tenendo conto di quelle cittadine e paesi ove vi è già una struttura ospedaliera; ospedaliera nel vero significato del termine. Non voglio insegnare qualcosa ad alcuno, me ne guardo bene, ma solo in tal modo, credo e penso, si possano rivalorizzare quelle strutture ospedaliere ora considerate solo che da chiudere.

 

Pietro Brigliozzi