Di seguito le considerazioni del Presidente di UNCEM LAZIO Achille Bellucci

«Un ringraziamento non convenzionale alla Regione Lazio ed in particolare al Vice Pres. Leodori per l’idea ben condotta nelle province, dell’ascolto e del recepimento degli umori, delle necessità, delle aspirazioni dei territori.

Il Vicepresidente Leodori ha più volte sottolineato che è ancora in gioco la tenuta sociale del sistema; del Sistema Italia, attenzione! : il debito pubblico in aumento vertiginoso, il PIL il picchiata pongono questioni decisive la cui risoluzione non è rinviabile, né ripetibile.

Una sorta di ultima spiaggia attende il nostro Paese: le risorse europee straordinarie arriveranno ed in parte i provvedimenti governativi sono arrivati quasi ovunque e quasi per tutti.

Ci sono alcuni nodi fondamentali che questa campagna di ascolto ha posto e che vanno sciolti iniziando proprio discutendo dal basso: ne accennerò alcuni.

Il ruolo del pubblico e del privato vanno ricalibrati secondo il vecchio principio delle socialdemocrazie europee: il pubblico quando si deve, il privato quando si può!

Non è  futile esercizio avere un qualche punto di riferimento in tempi di populismo analfabeta e di acculturazione mediatica, almeno la nostra generazione ne ha conservati alcuni!

Quindi senza pregiudizi interveniamo sulle infrastrutture necessarie, sui cantieri bloccati, sulla semplificazione concreta dei procedimenti, sull’università, formazione e ricerca, sull’innovazione, che senza banda larga e G5 resta una parola vuota.

Ma c’è un’altra questione fondamentale che nella pandemia è emersa in tutta la sua evidenza ed importanza e che riguarda le aree interne e montane, e che permettetemi di dire, stiamo seguendo come UNCEM da trent’anni.

Finalmente si è capito che la salubrità dei luoghi si accompagna all’immenso patrimonio ambientale, storico, artistico, enogastronomico, alle potenzialità turistiche, ricettive, di artigianato d’arte, di folclore e tradizione.

Ma attenzione ancora, perché lo spopolamento di queste aree, di questi borghi e paesi interni e montani, dovuto all’invecchiamento ed impoverimento della popolazione, è ad un livello di guardia.

Senza il rafforzamento dei servizi che ci sono, negozi di prossimità, poste, edicole, scuole, Pro Loco ecc. esso sarà irrimediabile.

Ma anche senza i nuovi servizi possibili, metanizzazione, antincendio, emergenza neve, gestione dei servizi pubblici locali come acqua, trasporti, rifiuti, per le aree interne e montane non ci sarà futuro.

Ecco perché nel salutare come positiva l’approvazione della legge sui Piccoli Comuni, i 4,4 milioni stanziati, non rappresentano una risposta credibile e confidiamo che nel prossimo bilancio ciò trovi un qualche rimedio.

Ed ecco perché ci permettiamo ancora di indicare nella trasformazione delle Comunità Montane in Unione Montane, interlocutrici nuove anche per l’accesso ai fondi europei, un’occasione eccezionale da cogliere per rispondere nel modo migliore a queste domande, per sciogliere i nodi che accennavo.

Ed ecco infine, che vogliamo sottolineare che questa partita decisiva ha trovato sinora poco spazio nelle relazioni e negli interventi dei tecnici, dei professori, degli esperti.

Se questa campagna di ascolto indicherà uno sforzo straordinario di impiego dei fondi UE nelle aree interne e montane, per servizi necessari ma anche per quelli innovativi, il tempo impiegato nel condurla sarà stato prezioso e carico di un buon futuro».