Proviamo ad indagare insieme sulle forme, le prassi, le esperienze che il metodo democratico di governare o una polis, quanto uno stato, hanno assunto nel tempo; dopo Pericle e il principio di maggioranza che si esercitava nelle agorà dell’Attica, facciamo un salto di due millenni, nella democrazia nata da una rivoluzione, quella degli Stati Uniti d’America.

Siamo a Gettysburg il 19 novembre 1863, la guerra civile imperversa in tutto il territorio americano, sanguinosa e spietata come solo una guerra civile può e sa esserlo.

Quattro mesi prima si erano li a Gettysburg affrontati gli eserciti dell’Unione e della Confederazione, in una della battaglie, se non decisive certamente determinante sull’esito finale del conflitto; infatti gli unionisti del nord sbaragliarono l’esercito di Robert E. Lee, arrestando l’avanzata confederata in Pennsylvania ed avviando un nuovo corso alla guerra.

Abramo Lincoln, durante la celebrazione dell’inaugurazione di un cimitero militare pronuncia un breve ma famosissimo discorso, restato negli annali di storia patria e caratterizzato da una definizione lapidaria di governo democratico.

Lincoln inizia e l’incipit: ”Ottantasette anni fa …” rimasto celeberrimo; infatti nel 1776 la rivoluzione degli Stati Americani contro il Regno Unito, si afferma e quindi in quella città in cui entrambe le parti si sono affrontate per le proprie ragioni e le proprie convinzioni e quindi “nessuno è morto invano”, la parte vincitrice lo ha fatto per la “rinascita della libertà, l’uguaglianza degli esseri umani e l’unità del paese.

Lincoln è pallido, smunto, malato probabilmente di una lieve forma di vaiolo; le sue parole assumono quindi un tono ieratico ed incidono non solo sulle emozioni che la mente e l’udito recepiscono, ma anche la vista contribuisce ad accentuare l’attenzione ai concetti che esprime.

Naturalmente i morti; coloro che combattendo da parti opposte sono stati colti dalla morte; è questa loro, la consacrazione del cimitero che si inaugura, non c’è altra autorità che possa farlo ed è per questo che tutti debbono fare in modo che quel sacrificio di vite non sia avvenuto invano.

Che questa nazione guidata da Dio, abbia una rinascita di libertà e che l’idea di un governo del popolo, dal popolo, per il popolo, non abbia a scomparire dalla terra.”

Ecco una attualissima definizione di governo democratici, che appartiene alla sovranità del popolo e che da essa promana per i suoi interessi vitali ed universali.

Tre preposizioni che ci interrogano ancora oggi: di, da, per; sono un metro di paragone utilissimo per misurare la qualità e la quantità di democrazia che oggi viene vissuta, non dimenticando che esse vanno osservate tutte insieme e che invece alcuni regimi che si definiscono democratici, una o due, le ignorano.

Francesco Chicchiurlotto