L’abbandono della maggioranza da parte dell’Assessore Rita Chiatti, con la sua rinuncia all’assessorato, non è il solo caso delle defezioni, sotto il profilo strettamente politico, che hanno caratterizzato questi primi anni dell’Amministrazione Paolini; unico fenomeno mai avvenuto dal dopo guerra ad oggi.
Un eclatante primato per la maggioranza guidata dal capo gruppo Sandro Leonardi con la benedizione del sindaco Massimo Paolini.
La prima defezione è stata quella dell’assessore Claudia Roscani che ha permesso l’ingresso in Consiglio comunale al leghista Augusto Bracoloni; dopo pochi mesi, la seconda defezione, quella del consigliere dott. Giandomenico Fabbri che ha permesso l’ingresso in consiglio comunale a Rossano Capocecera.

Nel terzo anno, come se tutto ciò non bastasse, è arrivata la parziale contestazione interna del consigliere Luciano Femminella, conclusasi con il suo abbandono dell’incarico di Presidente del Consiglio comunale, favorendo l’ascesa a detto incarico di Luca Bellacanzone.

Questa è stata una scelta della maggioranza ritenuta, da molti cittadini elettori, abbastanza anomala al limite della sconsideratezza; considerandola soltanto politicamente, potrebbe avere tutta la sua gravità, in quanto, i dirigenti della maggioranza, anziché valorizzare un altro elemento della maggioranza, hanno preferito Bellacanzone, un consigliere dell’opposizione (capogruppo di una lista messa in piedi nell’ultima tornata elettorale con l’unico preciso scopo di limitare i consensi alla squadra del Melograno, conseguentemente, da una parte, ostacolando l’emergere della formazione del Sindaco e dall’altra favorendo l’avanzare delle sinistre).

Da considerare, inoltre, che Bellacanzone doveva essere, per la maggioranza, quel prezioso voto di sicurezza, in realtà, nella maggior parte dei casi, si è astenuto.

Ora le dimissioni dell’assessore Rita Chiatti, non solo allunga la lista delle defezioni all’interno della maggioranza, costretta così a registrare una defezione ogni anno, sintomo dei continui fraintesi e diversità di vedute tra i suoi membri, ma ne scandisce anche il cadenzamento verso un primato, certamente non positivo, che, dal dopo guerra ad oggi, mai, altra amministrazione aveva guadagnato.

Non ci rimane che sperare che detta diaspora finisca, almeno in questo periodo di preparazione alle nuove elezioni della prossima primavera, anche se non c’è da giurarci, visto che qualche altro nefasto vento sembra ancora serpeggiare tra le fila della maggioranza.

Pietro Brigliozzi