ACQUAPENDENTE – Ad una settimana dall’interessantissimo incontro sulla biodiversità naturale in programma ad Acquapendente (locations Istituto Omnicomprensivo Leonardo da Vinci e Museo Naturalistico del Fiore) Pietro Briganò di Citizen Science fornisce dettagliatissime informazioni in merito al progetto “Citizen Science Monitoring”.

 

“Il progetto” sottolinea, “mira al coinvolgimento dei cittadini nella raccolta di dati sulla biodiversità. Vede coinvolti l’Università degli Studi di Trieste, Agenzia Regionale per i Parchi, Comunità Ambiente, Centro Turistico Studentesco e Giovanile, Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari, Divulgando, il Dipartimento di Biologia Ambientale della Sapienza Università di Roma e quello di Biologia dell’Università di Roma Tor Vergata. L’incontro in programma ad Acquapendente, ha come obiettivo il coinvolgimento dei cittadini nella raccolta di dati scientifici che riguardano la biodiversità, diventando così i primi alleati della comunità scientifica. Con il progetto essi diventano parte attiva del mondo della ricerca, contribuendo così all’elaborazione di efficaci strategie di conservazione della biodiversità.

 

Quella che si sta profilando in Italia anche grazie a tutto questo, è una fattiva collaborazione tra cittadini, istituti di ricerca ed istituzioni. Il progetto coinvolge i cittadini anche nello sviluppo di politiche ambientali condivise e quindi intrinsecamente più efficaci. Inoltre è uno strumento estremamente efficace nel modificare i comportamenti delle persone che, comprendendo i problemi ambientali e partecipando alla loro soluzione, diventano maggiormente consapevoli del loro ruolo nell’insorgenza di queste problematiche. I cittadini potranno prendere parte alle diverse campagne Citizen, sviluppate attorno ad una serie di tematiche ambientali riguardanti in particolare la perdita di biodiversità derivante dalla comparsa di specie aliene, gli effetti dei cambiamenti climatici, la conservazione delle specie rare, i licheni e la qualità dell’ambiente, l’economia della pesca e gli ecosistemi marini. La giornata aquesiana sarà rivolta principalmente alle campagne di segnalazione “licheni ed antropizzazione” e “specie aliene”, oltre ad avvicinare un pubblico ampio alla scoperta della biodiversità locale ed alla possibilità di contribuire alla sua difesa, anche con l’utilizzo delle guide interattive del Network Dryades.

 

Non tutti sanno che i licheni organismi composti da un fungo ed una o più alghe, possono essere utilizzati come bioindicatori della qualità dell’aria che respiriamo ogni giorno. Questo grazie alla loro sensibilità nei confronti di alcune sostanze tossiche prodotte dalle attività umane, specialmente in aree urbane ed industriali, quali anidride solforosa e ossidi di azoto. In presenza di queste sostanze, che solitamente sono presenti assieme ad altre anche più pericolose, i licheni tendono a scomparire. Monitorare la presenza dei licheni consente quindi di avere una visione delle aree maggiormente impattate dalle attività antropiche e quindi di fornire preziose informazioni per politiche di intervento volte alla tutela della salute dei cittadini. Rispetto alla campagna sulle specie aliene, il Lazio che ospita il 50% del totale delle specie presenti in tutta Italia, annovera oramai tra queste molte specie esotiche entrate a far parte della flora e della fauna del territorio. Tra le piante si contano oltre 60 specie che, introdotte accidentalmente, vivono naturalizzate nella nostra Regione. Difficile invece dare un numero preciso di animali. Complicato, anche, tenere sotto controllo il problema che negli ultimi anni è così aumentato da richiedere urgenti discipline legislative e monitoraggi. Per quanto riguarda la flora uno dei veicoli più frequenti sono le piante coltivate che, importate per scopi ornamentali e colturali, facilitano l’ingresso ed il successo di nuovi ospiti fitofagi.

 

Un esempio su tutti è la difficoltà di coltivare i comunissimi gerani a causa di una piccola farfalla (Cacyerus Marshall), che dal sud Africa, su gerianacee di serra, è apparsa a Roma nel 1996. Anche la zanzara tigre originaria dell’Asia è un ospite indesiderato nel Lazio. Ma la lista continua: il gambero rosso della Lousiana, la rana toro americana, la testuggine dalle guance rosse, la testuggine greca, il tamia siberiano eccetera. Tra le varie cause che favoriscono l’ingresso delle specie esotiche in Italia bisogna ricordare il riscaldamento globale del clima, che promuove la immigrazione e l’insediamento di specie tropicali. Il “monarca” africano (Danaus Chrysippus) è una farfalla già più volte segnalate sulle nostre isole ed in Puglia ed ora anche a Roma. Non solo ma sempre più presenti gli ormai noti pappagalli “parrocchetti dal collare” originari dell’Africa Centrale e dell’Asia hanno formato delle vere e proprie colonie nel centro della Città. Queste specie aliene causano una perdita di biodiversità, andando a rimpiazzare specie autoctone. Inoltre, andando ad inserirsi in ecosistemi che non ne prevedono la presenza, possono andare ad inficiarne il funzionamento, riducendo i servizi eco sistemici su cui l’uomo basa parte della propria esistenza. Di particolare rilevanza risulta inoltre l’impatto che le specie aliene invasive possono avere sulla salute umana e sulle attività economiche. L’Italia è uno dei paesi europei maggiormente colpiti da questo fenomeno, anche a causa di un clima favorevole alle nuove specie. Risultati preliminari del progetto Daisie indicano che in Italia continentale sono presenti 1516 specie alloctone, 253 in Sicilia e 302 in Sardegna. Di queste specie, 120 sono marine, 97 di acque dolci, 902 terrestri. Ed è il Mediterraneo il bacino europeo con il più alto numero di specie alloctone che causano impatti ecologici ed economici. Gli ambienti naturali presenti nel Lazio spaziano dalle spiagge e falesie della costa medio tirrenica, alle montagne dell’Appennino, ai laghi vulcanici, ai fiumi di pianura ed ai torrenti collinari e montani. E’ una Regione ad elevata biodiversità. Pur avendo una superficie regionale estesa poco più del 5% della superficie nazionale ospita al suo interno 3.100 specie vegetali, circa il 50% della flora nazionale. Le formazioni forestali coprono oltre il 30% del territorio, per oltre 6.000 chilometri quadrati. Anche la fauna è particolarmente ricca in specie. Delle circa 56.000 presenti in Italia il Lazio ne ospita almeno il 50%. Tra i vertebrati oltre 350 specie vivono nella Regione e rappresentano almeno il 60% delle specie presenti sul territorio nazionale. Almeno 70 specie di mammiferi (ad esclusione dei cetacei), circa 40 specie di anfibi e rettili, oltre 186 specie di uccelli nidificanti e circa 60 di pesci d’acqua dolce (meno del 50% indigeni). Per proteggere questa consistente e peculiare biodiversità sono state istituite oltre 80 aree protette, per complessivi 237.000 ettari, pari a circa il 14% della superficie regionale totale. Al sistema delle aree protette regionali e nazionali si aggiunge anche la rete europea Natura 2.000, un insieme di siti indirizzati alla conservazione degli habitat vegetali e della fauna minacciati. La rete è costituita da Zone di Protezione Speciale (ZPS) dedicate alla conservazione dell’avifauna e previste dalla Direttiva Uccelli, e dai Siti di importanza Comunitaria (SIC) individuati dalla presenza di habitat o specie animali e vegetali rilevanti, individuati dalla direttiva Habitat. Nel Lazio si contano 182 SIC per oltre 143.000 ettari e 42 ZPS per 421.000 ettari. Tenendo conto delle sovrapposizioni derivanti da quelle aree che sono allo stesso tempo SIC e ZPS vi sono oltre 440.000 ettari di siti della Rete Natura 2.000. L’insieme delle aree protette, dei SIC e delle ZPS costituisce un complesso di circa 537.000 ettari: quasi un terzo dell’intera superficie regionale.

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