Siamo a Viterbo, via del Pilastro 18. La strada è quella che costeggia le mura e porta poi, da una parte, senso contrario, a Porta Faul, dall’altra al quartiere Pilastro, incrocio con via Bruno Buozzi.

Al civico 18 c’è un gruppo di case, non certo delle famiglie bene di Viterbo, ma ci sono delle famiglie. Insomma, da qualche mese, sempre là, stazionano una quaratina di sacchi dell’immondizia. La causa è una piccola insenatura che il tufo ha prodotto naturalmente e che molti viterbesi hanno ritenuto opportuno colmare con i loro rifiuti.

In quella strada – prosegue Emanuela Dei – c’è un gran via vai, soprattutto di auto e mi sembra strano che nessuno si sia accorto di questa problematica. I sacchi, di ogni genere, sono divelti, e naturalmente ci sono i ratti. Lo testimonianiano le solette di pelle grigia in mezzo alla strada. Abbiamo chiamato diverse volte la Polizia Municipale che ci ha rimandato a Viterbo Ambiente, la quale ci ha rimandato al Comune dicendo che loro è dal 18 gennaio che stanno aspettando “l’ordine della municipale” per toglierli di mezzo. Basta una mail e la ditta avrà ventiquattro ore di tempo per bonificare la zona: basta una mail.

Questa situazione, mi ha fatto molto pensare a questa giornata. Sembra strano accomunare la Giornata della Memoria per le vittime della Shoha all’immondizia, ma a me è venuto naturale. Perché occuparsi di una cosa alla luce del giorno, in mezzo alla strada che possono vedere e sentire tutti? Perchè non chiamare, testimoniare ribellarsi all’incuria e all’abbandono? Se ognuno, da due mesi a questa parte, avesse allertato i vigili, se ognuno avesse segnalato quello che accadeva, magari, sarebbe bastato l’intervento di un Ape per rimuoverne i sacchi invece di un camion. Quello che vorrei dire è che è proprio questo modo di pensare, l’indifferenza l’incuria nell’occuparsi di quello che non abita le mura delle nostre case a portarci poi allo sfacello. Sembra quasi che l’ambiente, i diritti, la violenza siano argomenti estranei alle vite dei viterbesi. Se qualcosa non li tocca personalmente non c’è modo di farli interessare.

In poche parole, come da tradizione, ognuno difende il “suo”, come se questo “suo” poi, non sia collegato ad una comunità. Il silenzio è omertoso, ma soprattutto il silenzio è complice di vecchi tradizioni patriarcali. Il silenzio è una brutta bestia e, purtroppo, lo si tramanda di padre in figlio, di madre in figlia con uno sguardo. Ma, senza tediare, ritorniamo al problema reale: c’è una soluzione a tutto questo? Cosa si può fare? Dell’immondizia, intendo, a via del Pilastro. Parlo dell’immondizia perchè della violenza, del razzismo e dell’omofobia che tappa le buche delle nostre strade in questo momento c’è molto bisogno.

Beh, anzi boh, una soluzione l’ho trovata. Ho ritenuto opportuno segnalare a Viterboh i sacchi abbandonati. Spero che almeno loro riusciranno a trovargli un casa o qualcuno che si possa prende cura di loro. E per i ratti? Per i poveri ratti affamati? Sarà possibile costruire, in tempi brevi, una piccola Tav-fogna-tufo per impedirne lo sterminio? Confidiamo nelle giovani menti geniali.